Una serata speciale

Il 24/08/05 ci siamo riuniti per una cena sociale, presso un ristorante di Silvi Marina, a coronamento e suggello del lavoro intenso e fruttuoso svolto nell’arco dell’anno;
E’ stato questo un avvenimento di grande rilevanza, perché da quando l’associazione si è costituita, nel dicembre del 2002, abbiamo fatto sempre delle sedute straordinarie nella nostra sede, sia per scambiarci gli auguri di Pasqua e di Natale, sia per salutarci dopo una breve pausa estiva: il gruppo non era ancora pronto ad affrontare momenti di gioia fuori del contesto dell’associazione, perché il senso di colpa su cui tanto lavoriamo impedisce a questi genitori di godere anche la gioia di un semplice incontro tra amici. Consapevoli dei meccanismi che si agitano nel loro animo abbiamo ritenuto giusto rispettare i loro tempi. E infine è giunto il momento in cui questi genitori ci hanno fatto capire in tanti modi di essere pronti ad affrontare questa “avventura”, perché loro così l ‘hanno avvertita: un tratto di strada da percorrere che poteva riservare tante insidie.
Come i bimbi che cominciano a fare i primi passi, hanno sperimentato in un ambiente familiare e protetto, che ricominciare a camminare con le proprie gambe e aprire quella porta che li divide dal mondo non è poi così difficile né pericoloso.
Sono stati momenti di serenità, allegria e spensieratezza in un luogo, fuori della città dove nessuno di loro era mai stato, in modo da fugare da subito quelle ombre pronte a insediarsi nel loro animo e disturbarli, del tipo…… “e se ci rincontro quel ragazzo che era amico di mio figlio e………”
Erano tutti fuori,nella veranda del ristorante con i loro mariti, i figli e gli abiti “speciali”, quelli che non indossavano da tempo o quelli che avevano comprato per l’occasione. Aspettavano noi per entrare, anche se qualcuno era andato a sbirciare nella sala, il tavolo soprattutto, temendo forse che, dato il numero, in qualche modo avrebbero potuto essere divisi.
Il benefico senso di rassicurazione che il lungo tavolo, ricco e colorato emanava, il luccichio delle collane estive, il bagliore dei sorrisi, i colori degli abiti e soprattutto la luce speciale dei loro sguardi che da tempo era stata stipata in qualche angolo oscuro della mente e che ora finalmente trovava la via d’uscita, ci hanno letteralmente avvolti, mescolandosi agli odori e ai sapori delle pietanze, operando quella magica alchimia che ha aperto gli animi, rintracciando le “antiche” risate fragorose, le voci chiassose, i gesti “esagerati”, le battute ironiche, gli scherzi, insomma…..la leggerezza dell’essere.
Nel corso della cena, ad un certo punto abbiamo visto spuntare dal nulla, quasi materializzarsi, un cavalletto con una macchinetta fotografica. Lui, un papà, l’aveva portata ma non ne aveva fatto parola, lasciandola nel portabagagli della sua macchina, perché doveva prima assicurarsi che poteva adoperarla senza problemi, senza creare imbarazzi che avrebbero inquinato l’atmosfera di allegria e serenità e soprattutto che non avrebbe creato problemi a lui stesso che, ci ha detto più tardi, non l’adoperava da dieci anni, da quando cioè era morto suo figlio.
I flash non hanno creato disturbo ai commensali che in un primo momento sembravano non averci fatto caso, ma che poi hanno fatto a gara per farsi fotografare in piccoli gruppi in modo da poter conservare nella loro mente tutto di quella cena,ogni singolo partecipante di questa speciale serata che li ha visti uniti e solidali e pronti a fare ulteriori passi, a ricominciare a camminare.
L’accettare di farsi fotografare da parte di questi genitori è stato per noi motivo di grande soddisfazione perché ci ha dato la misura della validità del nostro lavoro.
Il rapporto con la foto, infatti, è per loro molto sofferto e, di solito, fanno di tutto per evitarlo in quanto…”…non possiamo farlo perché non ci riconosciamo nella foto, ci sembra che quella figura sia estranea, non ci appartenga…il fatto è che negli occhi abbiamo un’immagine di noi di come eravamo prima e che è completamente diversa da come siamo ora…”
L’aver accettato con grande naturalezza di far pubblicare le loro foto sul sito ci parla di quel lavoro di riconciliazione con loro stessi che stanno faticosamente intraprendendo, di riappacificazione delle parti, della ricerca di un funzionamento armonico che la sparizione improvvisa di una parte aveva pericolosamente minacciato.
Le ore sono trascorse in fretta, quasi a loro insaputa e, pur essendo l’indomani un giorno lavorativo, nessuno ha mai guardato l’orologio.
ranca, la rappresentante dei genitori, come ha sempre fatto negli anni precedenti, ha preparato un dono per tutti, anzi due: un vaso di fiori confezionato in modo fantasioso e una pergamena con una poesia e un racconto da lei stessa scritti; anche lei li aveva nascosti nel portabagagli della sua macchina, da presentare come una sorpresa, alla fine della cena.
La serata è continuata fuori, sotto le stelle, pur essendo ormai chiuse le porte del ristorante
Quando, ormai a notte tarda ognuno è risalito sulla sua macchina, non c’è stata alcuna nota di tristezza, anzi abbiamo notato che parecchi si tenevano per mano e si guardavano teneramente negli occhi.
Grazie di cuore a tutti per averci dimostrato che stiamo camminando bene insieme!

Il presidente
Luciana Orsatti

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