“Questa è la vera storia di…Marinella!

Era giugno inoltrato, l’associazione funzionava ancora ma i genitori, almeno quelli che stavano meglio, erano già partiti o si stavano preparando per le vacanze, perciò quando mi telefona e mi rendo conto della situazione la invito a venire da sola, la mattina.Aveva perso la figlia non ancora diciottenne in un incidente e la disperazione era tanta.La cosa c…he mi aveva colpito di più di questa donna era che indossava sempre qualcosa che mi sembrava fuori posto e poi mi ha detto che spesso indossava le scarpe e le borsette di sua figlia. Abbiamo cominciato una fitta rete di colloqui e abbiamo dovuto aspettare settembre perché lei si inserisse nel gruppo. Mi ha raccontato della casa più grande acquistata con tanti sacrifici da poco ma dove c’era anche la cameretta per la figlia, mentre il fratellino di nove anni più piccolo dormiva con la nonna. La stanza della figlia era rimasta lì intatta, solo che la porta doveva rimanere chiusa perché il fratellino se la vedeva aperta si sentiva male. Poi mi ha detto che non poteva venire più perché suo figlio si metteva a piangere quando lei usciva di casa. L’ho rassicurata dicendole che suo figlio temeva che lei non tornasse come era successo alla sorella perciò l’ho invitata a portarla con lei. Ho avuto modo di ascoltarlo e leggere dentro il suo animo tutta la sofferenza che si portava dietro e in un certo modo forse l’ho rassicurato perché dopo un po’ ha dato alla mamma il permesso di venire da sola. Bene amici, quanta strada ha fatto Marinella in pochi anni tanto che ora è lei che spesso conduce il gruppo. Ha avuto la forza di trasformare la cameretta della figlia, nella stanza del figlio, che…non lo diceva ma non aspettava altro. E’ stato un lavoro duro e drammatico e lei l’ha fatto a tappe, ma l’ha fatto. Ha cominciato col ridipingerla di azzurro, coprendo quel rosa che conteneva tutti i sogni di sua figlia. Poi ci ha messo un pc così il figlio per un po’ di tempo l’ha considerato una studio. Poi ha aperto i cassetti e ha preso per sé ciò che le poteva andare bene, ha regalato alle amiche della figlia ciò che ha ritenuto opportuno e ha messo in uno scatolone rivestito di pizzo rosa tutto ciò che era rimasto, sistemandolo in uno scaffale in cantina. Lei si è affidata a me, al gruppo, all’associazione, pensando che non avrebbe voluto perdere simbolicamente anche suo figlio e suo marito. A volte si è letteralmente violentata, voi capite cosa voglio dire ma non ha mollato. Ho scelto di raccontare questa storia per rispondere alle tante persone che hanno commentato il mio ultimo post e che dicevano che mai e poi mai avrebbero messo mano alla stanza del figlio. No, non è la strada giusta e ho scelto di dirvelo con la storia di Marinella. Ieri si è ripresentata dopo le vacanze natalizie “raggiante”…”ragazzi…vi devo dire una cosa bellissima che sono riuscita a fare finalmente!” Marinella ha dovuto affrontare,oltre allo strazio senza limiti della morte della figlia, anche quel groviglio di sentimenti terribili e contrastanti che la legavano al ragazzo, giovanissimo anche lui, fidanzatino della figlia, che guidava la macchina e dalla quale, per fortuna, è uscito illeso.Per alcuni anni l’abbiamo sentita parlare di lui come fosse ancora il ragazzo di sua figlia e lui, da parte sua, continuava a frequentare la sua casa, a trattenersi interi pomeriggi a chiacchierare e a giocare col fratellino che intanto cresceva. Con lui anche la famiglia di lui non mancava di apparire nelle ricorrenze delle festività ricoprendoli di doni. Il gruppo l’ammirava per la generosità d’animo che del resto aveva dimostrato anche in quei terribili momenti quando ha scelto di donare gli organi di sua figlia. Ma nel corso di alcuni anni qualche crepa si è prodotta e il gruppo ne ha approfittato, cercando di sbirciare dietro quella “MASCHERA” di dolcezza che lei indossava quando quel ragazzo arrivava. E’ capitato che mi telefonasse il figlio per parlare con me di qualche problemino legato alla crescita e ne ho approfittato per chiedergli di lui. Mi ha detto che soffriva molto quando vedeva la mamma parlare per interi pomeriggi con lui, perché la sentiva disperata e lui non avrebbe voluto vederlo più, almeno non a casa sua. L’abbiamo un po’ pressata, nel senso l’abbiamo aiutata a togliersi quella maschera che voi dite che sia impossibile da togliere ed essere finalmente se stessa e comunicare al ragazzo e alla famiglia che lei si sentiva troppo male quando li vedeva e che perciò era ora di smetterla. Lei l’ha fatto in un modo dolcissimo e quasi commuovente, ha detto al ragazzo, che nel frattempo ha anche una fidanzata, che le faceva troppo male quando lo vedeva entrare in casa per poi uscirne da solo mentre per qualche anno vicino a lui c’era sua figlia. Lui l’ha abbracciata e ha capito. Come non poteva? Anche lui si è tolto un peso e forse stava aspettando questo momento per sentirsi finalmente libero. Marinella ieri era raggiante e forse per la prima volta abbiamo visto il suo vero viso. Marinella non sa e non lo saprà mai che alla vigilia di Natale mi ha telefonato suo figlio,appena più che quindicenne, una telefonata piuttosto insolita, per ringraziarmi di quanto avevo fatto e continuavo a fare per la sua famiglia. Ieri ho capito che mi voleva ringraziare per aver aiutato la madre a togliersi la maschera e per aver permesso a lui di ritrovarla finalmente!
Grazie amici, un abbraccio a tutti.

Luciana Orsatti

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