La stanza del figlio abita qui!

casa.jpgLa testimonianza di Elisa è di per sé molto eloquente perché
racconta con chiarezza la storia di una famiglia appena impiantata, con tanti
sogni nel cassetto, tanti progetti e che l’arrivo di un bimbo desiderato ed
accolto con tanto amore ne aveva ancora di più rinsaldati i legami.
L’improvvisa morte del fratello del marito sconvolge Elisa e i suoi sogni.
L’uomo che aveva sposato era cambiato e lei non lo riconosceva più. Ha temuto
per la sua famiglia, per la sua stabilità, ha temuto che tutto potesse andare
in pezzi, e lei questo non lo avrebbe voluto, ci aveva troppo creduto e non era
disposta a restare a guardare. La storia poi ce la racconta lei, che negli anni
in cui il marito ha frequentato l’associazione ha saputo rimanere nell’ombra ma
è stata talmente in gamba da partecipare, attraverso il resoconto che il marito
ogni volta le faceva dei nostri incontri, anche lei  ai suoi progressi, ai suoi momenti di crisi e
di crescita per cui alla fine ha sentito che anche lei aveva beneficiato del
cammino del marito, e ciò la rimetteva in sintonia con lui. La famiglia nel
frattempo è stata allietata dalla nascita di una bimba e ora cammina serena per
la sua strada.
La casetta di legno che appare nell’immagine l’ha costruita
Elisa perché è molto creativa e sa utilizzare la sua creatività realizzando
sempre dei piccoli capolavori. L’ho trovata sul tavolo di un ristorante dove
l’associazione si è riunita per la cena di Natale, camuffata in una busta dai
molti colori e nascosta tra tanti piccoli oggetti natalizi. La lettera che ho
riportato integralmente era piegata in tante parti e ficcata nell’apertura
della finestrella. Grazie, Elisa, del bellissimo messaggio!
“Ero ferma, fuori la porta della parrocchia in attesa di
parlare con il parroco per il battesimo di mio figlio: non arrivava nessuno.
Mi intrattenevo così leggendo i volantini appesi sulle
vetrate: corsi di ballo, adesioni agli scout, incontri su varie tematiche…lo
sguardo  fu attratto da una sagoma
azzurra e lessi, distrattamente, “la stanza del figlio”.. passai oltre. Poi
mentre Marco, tra le mie braccia si dimenava tirandomi di qua e di
là,incuriosita tornai con lo sguardo al volantino: compresi meglio di cosa si
trattava e pensai:”incredibile, esiste davvero un’associazione di questo tipo?
Chi può avere il coraggio e la forza di fare un lavoro del genere? Sarà un
pazzo”. Qualche mese dopo mi trovai a chiamare quel numero: non sapevo davvero
cosa fare: mio marito e i suoi genitori avevano perso improvvisamente Antonio.
Feci un gran respiro con l’ansia di chi deve affondare un’interrogazione senza
aver studiato e digitai quel numero di telefono che ero riuscita a reperire in
qualche modo. Ad ogni squillo mi chiedevo: cosa devo dire? Come devo spiegare?
Posso fidarmi? Fortunatamente la voce che rispose, accogliente e dolce,
semplificò tutto
Da quel momento, tutti noi abbiamo percorso una nuova strada
che non sapevamo nemmeno potesse esistere, ma non siamo stati soli. La voce ci
ha accompagnato sempre e quella via sicura e piena di ostacoli ha iniziato a
riacquistare colore. Luciana ci ha guidato attraverso un sentiero senza mai
lasciarci e mi piace pensare che la stanza di cui parla nei suoi libri, quel
luogo dove ci si ritrova anche con chi fisicamente non c’è più abbia la forma
di questa bella casetta(!)
Seguendo i suoi consigli abbiamo continuato, in alcuni
momenti con tanta fatica, a pitturarla, curarla, amarla affinché potesse
resistere sempre, anche nei momenti burrascosi ed essere un caldo riparo in
attesa del sole. Oggi,ci affacciamo dalla casetta ed è sereno e spero che lo
sia prima  poi per tutti.
Certo non nascondo che non ho cambiato idea: Una che fa
tutto questo in cambio di nulla  qualche
rotella fuori posto deve averla; ma si sa, le persone speciali sono tutte un
po’ svitate.
Grazie. Ti ringrazio davvero, dal profondo del mio cuore.”
                                                                                          
Elisa

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