La notte delle farfalle

Ci ha pensato la brezza d’estate, leggera, piacevole e dal sapore di mare ad avvertirle. Erano giorni che le rincorreva e le scovava tra i rami di un albero o su un fiore. Il suo compito era quello di sussurrare un messaggio e solo il vento sa farlo in un certo modo:delicato, accattivante e al quale non si riesce mai a dire di no. Lui parlava loro di un appuntamento,di un raduno importante al quale dovevano presentarsi con le loro ali più belle: leggere,vellutate,lustrate,variopinte e soprattutto profumate, del loro profumo particolare, quello che le contraddistingue, il profumo della libertà.E’ da quel profumo infatti che sono stata travolta appena fatto il mio ingresso nel locale per la consueta cena prima della pausa estiva. A vederle così numerose, chiassose,leggere sono stata presa come da una vertigine, non mi aspettavo fossero così tante e senza rendermene conto anch’io forse sono diventata come loro.Ma da dove erano spuntate così numerose? Molte non le conoscevo ed era la prima volta che venivano, attirate dalla dolcezza di quel richiamo al quale non avevano saputo dire di no. Mi sono messa a riflettere un attimo mentre mi avvicinavo a loro per conoscere il loro nome almeno. Poi mi sono rifugiata per un attimo dentro di me per andare a stanare il sentimento della gratitudne perchè le farfalle avevano contribuito a realizzare il mio sogno che è stato sempre quello di abbattere le pareti della stanza dove di solito lavoriamo e di aprire agli altri, anche e soprattutto a quelli che per fortuna non sono stati toccati dal problema ma ai quali fa molto bene conoscere altre realtà, che spesso abitano al di là della porta accanto. E mi sono detta: ma era così facile la realizzazione del mio sogno e invece io per anni avevo pensato che non si potesse avverare.Eh sì, mi sono poi ripetuta, però in questi anni ci hai lavorato…ma cosa importa? Io, di fronte a questo spettacolo l’ho già dimenticato, come tutte quelle cose che si fanno col cuore.
La notte magica delle farfalle ha proseguito per ore e nessuna sembrava voler riprendere il volo. Io mi sono goduta l’atmosfera, l’ho quasi bevuta ma evidentemente le sorprese non erano finite. Ad un certo punto, nel bel mezzo di un allegro viavai di portate compare il proprietario del locale che evidentemente spinto dalla curiosità è uscito dalla sua cucina e brandendo simpaticamente un mestolo chiedeva chi fosse la responsabile di un simile incontro. MI ha trovato e mi ha detto” Ma dottorè, di che si tratta? E’ un compleanno…. una comunione….? ” Chi aveva prenotato si era guardato bene dal ponunciare le parole…che non devono mai essere pronunciate e cioè dire…. si tratta di genitori che hanno perso un figlio!Avrebbe rovinato tutto, avrebbe visto negli occhi del gestore lo spavento e chissà forse le cose sarebbero andate diversamente.Ma possiamo essere così ottusi da spaventarci di chi ha avuto un problema e cercare di tenerlo lontano?Queste persone sono per lo più quelle che non vanno mai a guardare o non è stato loro insegnato la parte dentro di loro che è in lutto per qualcosa: tutti abbiamo quella parte e essere in lutto non significa avere perso necessariamente una persona fisica, a volte si perdono tante cose che fanno male.Solo se riusciamo a contattare quella parte di noi dolorante e disperata e le parliamo, la consoliamo, la curiamo solo allora possiamo vivere senza la paura di incontrare chi ha una sofferenza.
Comunque il gestore del locale ci ha calorosamente invitato a tornare e mi ha chiesto “ma come hai fatto a rendere queste persone così serene? Non ci posso credere, non l’avrei mai immaginato..” E mentre le farfalle alla spicciolata si riappropriavano del loro cielo io mi godevo la mia felicità che in questo momento ho voglia di condividre con tutti voi che mi leggete. Baci e grazie per avermi ascoltata. Luciana Orsatti*Le farfalle che appaiono nella foto non sono altro che delle piccole saponette a forma di cuore con sopra l’immagine di una farfalla fatta a mano, con l’uncinetto.Mi sono state regalate da Romina Papagna titolare del negozio “C’era una volta” a Pescara, in via Umbria,7(rominapapagna@gmail.com)

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