Ciao Meluccio! (storia di un suicidio)

Ciao Meluccio!  (storia di un suicidio)
Anche quel giorno sembrava come uno dei tanti, stessi pensieri, stessi gesti, stessi passi, sempre quelli,ma io non mi sentivo quella di sempre, una strana inquietudine mi accartocciava lo stomaco, un tremolio quasi impercettibile alle mani. Mi sono affacciata alla finestra per scrutare il tempo:forse era in arrivo qualche temporale? No,all’apparenza, il cielo era azzurro,i fiori sul mio terrazzo vermigli e festosi, la strada sottostante era tornata quieta dopo il trambusto degli studenti che la mattina prendevano i vari mezzi per andare a scuola! Anche la ferrovia, non distante dalla mia casa era silenziosa a quell’ora, nessun treno, nessun fischio a cui ormai ero abituata e che mi scandiva le ore. Quante volte, sentendolo, avevo immaginato di essere su quel treno e di fare un lungo viaggio ma era un attimo poi ritornavo alla mia vita tranquilla e appagante e che non avrei cambiato per nessuna cosa al mondo.Due gioielli di figli:una femmina ormai grande e autonoma e un maschio più piccolo di sedici anni che andava ancora a scuola. Meluccio, così affettuosamente lo chiamavamo e credo che non ci possa essere nomignolo più appropriato per rappresentare la tenerezza che lui era capace di suscitarci. Un tenerone e allo stesso tempo un furbacchione, che sapeva sempre quello che voleva e otteneva tutto senza far troppo rumore con i suoi modi riservati, pieni di rispetto ma allo stesso tempo decisi.Gli occhi profondi e dolci ma lo sguardo da birichino erano letteralmente il mio orgoglio.Avevo finito di sfaccendare, quel giorno, e mi stavo preparando un caffè. Lui era in camera e, come al solito, quando la porta era chiusa, voleva dire che non lo dovevo disturbare. Era il nostro modo di comunicare e di volerci bene. Ad un certo punto lo vedo spuntare, vestito di tutto punto, con il suo abito migliore che lo fece apparire ai miei occhi ancora più bello. Fece per imboccare le scale ma io non gli chiesi dove andasse, gli dissi solo se voleva un caffè. Lui disse di no e frettolosamente prese le scale. Dopo pochi minuti lo sento risalire, mi viene vicino, si siede e mi dice” allora me lo dai questo caffè?” Poi va via frettolosamente come se avesse un appuntamento importante a cui non poteva mancare.Resto seduta in silenzio, assorta come se dovessi fare i conti con qualcosa dentro di me che non riuscivo a capire, poi quel fischio del treno che mi lacerò le orecchie,che mi scosse e mi fece sussultare! Mi risuonò diverso dal solito, mi scosse l’anima dal profondo.Era un saluto quel fischio, un addio che non potevo far finta di non aver sentito. Guardai la tazzina che aveva lasciato sul tavolo e ripensai a quel suo risalire le scale di corsa perchè io un giorno potessi comprendere che lui era venuto a salutarmi e, che non poteva andare via senza averlo fatto, eravamo troppo…amici! Sì, ma mai avrei potuto immaginare che nella sua vita era entrata un’altra amica, con la quale non avrei potuto competere. Era quella che gli faceva compagnia quando Meluccio si ritirava in camera e chiudeva la porta. Lei l’aveva ammaliato e sedotto, a Lei Meluccio aveva raccontato tutti i crucci della sua adolescenza e Lei l’aveva blandito, rassicurato e sedotto, gli aveva detto che si doveva fidare. Erano diventati due innamorati e quando Lei gli dice che si dovrà presentare all’appuntamento e che questa volta deve essere puntuale, perchè Lei non l’aspetterà, Meluccio ubbidisce, mette il suo abito migliore per farle onore e va…..!”
Maria, la straordinaria mamma di Meluccio che mi ha autorizzata a raccontare la sua storia non alterando i nomi, a ridosso della perdita di suo figlio fa un sogno:” Mi trovavo a camminare lungo una strada che non conoscevo, ma andavo avanti anche se non sapevo dove fossi diretta. Ad un certo punto vedo in lontananza un grosso cane nero che mi si avvicina minacciosamente. Io ho molta paura dei cani, ne sono terrorizzata, vorrei cambire strada, tornare indietro sui miei passi ma qualunque direzione prendessi spuntavano altri cani, tanti. Allora mi dico che devo farmi forza, passo in mezzo a loro e ritrovo la via di casa dove c’è Meluccio ad attendermi.”
Anche Maria, come tutte le altre mamme che hanno fatto questa terribile esperienza, nel sogno si mette nei panni di suo figlio per sentire fino in fondo ciò che lui deve aver provato in quel momento. Il cane nero naturalmente rappresenta il treno che a forte velocità è andato incontro a Meluccio, e lei nel suo sogno dice che ha provato terrore e non ha trovato via di scampo. Il treno, come i cani, occupava tutto lo spazio davanti a lui.Anche Meluccio all’ultimo ha avuto paura? Lei non lo saprà mai ma una cosa è certa, lui è tornato indietro non solo per salutare la mamma ma per prendere da lei quel coraggio, rappresentato dal caffè, che ancora una volta solo da lei poteva trovare. Maria,come tutte le mamme come lei, sogna un finale diverso.Sogna di poter tornare sui suoi passi, di poter riavvolgere il filmino della sua vita e rimettere indietro l’orologio del tempo, così da poter raggiungere casa. Allo stesso modo sogna che anche suo figlio alla fine ha trovato un modo per evitare quel mostro nero e sia potuto tornare a casa!
Grazie Maria, a te e a tutti i genitori come te va il mio abbraccio più caldo, avvolgente e consolatorio.
Luciana Orsatti

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