8 marzo

Carissima Luciana,
ho finito di leggere il libro che mi ha molto appassionata e in questa giornata commemorativa delle fatiche delle donne, ridotta purtroppo a vuota festa commerciale, voglio dedicartene l’introduzione.

“Cosa sia una ‘buona madre” lo decidono gli altri. Il coro. Lo sguardo che approva e che rimprovera. Quelli che sanno sempre cosa si fa e cosa no. Cosa è giusto, saggio, utile. Quelli che dicono che “è lanatura, è così”; devi avere pazienza, assecondare i ritmi, provare tenerezza, dedicarti. Se ti senti affondare è perchè sei inadeguata.
Se soffochi è perchè non hai gli strumenti della maturità. Se i figli non vengono devi rassegnarti, non accanirti, non insistere: si vede che non eri fatta per essere madre. Se non ne hai voluti devi avere in fondo qualcosa che non va. Se non hai nessuno vicino che voglia farne con te è perchè non l’hai trovato, sei stata troppo esigente, forse troppo inquieta. Se preferisci il lavoro allora cosa pretendi. Se non ci sei mai che ne sarà di tuo figlio, se gli stai sempre addosso come potrà rendersi autonomo. Se ti stanca sei depressa, se ti fa impazzire sei un mostro. Se hai un padre ingombrante, una madre assente, se sei sopraffatta dalla loro presenza o se sei orfana; se la maternità non ti invade naturalmente e spontaneamente come un raggio di luce, se non ti cambia i connotati rendendoti nutrice solare, improvvisamente dedita e paziente: ecco, allora è chiaro che non hai l’istinto giusto.
Sei inadatta, sei contro natura. Colpevole, a pensarci bene. Una cattiva madre.
…………………………………………Una madre è quella che ti è data, va bene com’è. Va bene anche una cattiva madre, forse. Di certo va bene una zia che fa da mamma, va bene un po’ di qualcosa, anche solo un pezzo. Va bene accogliere quel che succede, anche quello che non volevi e che non doveva succedere. Le donne sanno farlo meglio, dipende da come funzionano gli emisferi del loro cervello, spiegano i medici: le donne mettono in comunicazione la parte destra e la sinistra, ragionano per sintesi più che per analisi, tengono insieme quel che insieme altrimenti non sta. Lo dice Almodòvar nel suo bel film: le donne sanno nascondere un cadavere e affettare i peperoni, hanno un posto per tutto. Le madri sono più brave a uscire da un labirinto, insegnano i biologi: con un figlio sono più veloci.
Se sopraffatte da un’onda con due bambini in braccio lasciano andare il più grande. Se sopraffatte dalla vita cercano comunque un posto dove mettersi in salvo con loro e non è mai detto quale sia il peggiore dei mali, nè cosa sia la salvezza. Chi sia mai uscito in mare aperto, chi sia passato anche solo una volta tra l’onda e lo scoglio lo sa.”

Questo è il mio modo per farti gli auguri dell’8 marzo.
Con infinito affetto.

Ina Calbi

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