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(59) la stanza del figlio
ven, 21 agosto 2020 07:29:59 +0000
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Cara Francesca, grazie per avermi scritto. Sei inquieta e vorresti capirne la ragione. Tu ti stai facendo aiutare e io non posso e non devo intromettermi. Segui ciò che ti consiglia di fare la tua psicologa che avrà capito senz'altro il tuo problema. Abbi fiducia in lei come deve essere in tutte le terapie di questo genere. Quanto ai libri e alle testimonianze nessuno ti fa più luce sui fatti quanto la persona stessa che tu frequenti. Da lui devi cogliere i segnali e sicuramente imparerai a riconoscere ciò di cui lui ha veramente bisogno.Ti consiglio vivamente di parlarne con la tua psicologa che ti aiuterà anche a superare questo momento. Ti abbraccio con tutto il mio affetto, baci.

(58) francesca
gio, 20 agosto 2020 12:27:01 +0000
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Vi scrivo perchè da qualche mese frequento un papà separato, che ha perso circa due anni fa un figlio in un incidente stradale.Lui ha un'altra figlia adolescente. A mia volta io ho dei figli e da diversi mesi, sogno ripetutamente di perdere anche i miei figli, uno alla volta. La mia psicologa sostiene sia senso di colpa, che progressivamente supererò. Voi potreste suggerirmi letture o testimonianze,che mi possano aiutare a capire meglio la sua condizione? grazie.

(57) la stanza del figlio
mer, 19 agosto 2020 08:27:22 +0000
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Caro Franco, hai ragione! Gioele era un ragazzo che a differenza di tanti altri aveva capito che poteva trasformare una sua passione in un lavoro.Tu dici che era bravo e io aggiungerei anche contento. Poi Gioele non torna e il dramma di un genitore che perde un figlio diventa ancora più nero, se fosse possibile, quando non sa cosa sia successo, quando non ha potuto vedere, quando arriva e le cose sono già compiute. Il dolore è grande e diventa più grande quando tante domande rimangono senza risposta.Certo che ora ti senti di non poter vivere senza di lui ma ogni tanto pensa che sei stato un bravo papà, che non l'hai ostacolato come spesso accade e che lui è volato via in mezzo a quelle nuvole che tanto amava.Ti prego, se vuoi scrivimi ancora e se preferisci lo puoi fare anche tramite mail. Ti abbraccio con tutto il mio affetto, baci.

(56) FRANCO
lun, 17 agosto 2020 14:26:41 +0000
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Mio Figlio: si chiamava GIOELE è morto in un babale incidente aereo. Pur essendo bravo a pilotare ha accettato di fare un giro con un suo amico. Non si capisce cosa sia successo ma i due non sono ritornati e l'aereo é distrutto. Gioele voleva fare del volo il suo lavoro.
Ora io non riesco più a vivere !
Franco

(55) la stanza del figlio
ven, 24 luglio 2020 08:37:55 +0000
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Cara Roberta,è vero, in questo caso il tempo è il primo che non aiuta. Mentre per qualsiasi altro dolore il tempo"guarisce", nel caso della morte di un figlio il tempo rema contro, nel senso che più scorre e più la ferita sanguina. Perché? Perché occorre del tempo prima che un genitore faccia spazio nella sua mente per sistemare quanto è accaduto. Di solito avviene sempre cosi, per ogni cosa che ci capita. Gli troviamo un posto nella nostra mente, la sistemiamo e andiamo avanti. Poi con i ricordi quella cosa non è che non torna alla luce ma ha un posto e va poi a sedersi di nuovo lì. La morte di un figlio è qualcosa che va contro natura e il genitore non può fargli posto nella sua mente e sistemarlo. Si rifiuta e a ragione.Allora la sofferenza è sempre d'intensità pari al primo giorno e occorre che qualcuno ti prenda per mano e ti aiuti a prendere coscienza dal profondo dell'accaduto, in poche parole ti aiuti a elaborare questa perdita tremenda. Non risolverai del tutto perché la ferita sanguinerà sempre ma riuscirai a trovare un posto nelle tua mente dove sistemare tua figlia, un utero mentale che ti consentirà di guardare a quanto successo con grande dolore sì ma nel contempo a riprendere in mano la tua vita. Spero di esserti stata di aiuto e se vuoi scrivi ancora, magari raccontando di più di te e di tua figlia. Ti abbraccio con tutto il mio affetto, luciana

(54) roberta
gio, 23 luglio 2020 09:36:34 +0000
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I giorni passano ma il dolore per la mia splendida adorata figlia diventa non più grande ma smisurato. Il mio cuore sanguina le lacrime non smettono mai di scendere.Nessuno mi potrà mai aiutare?

(53) la stanza del figlio
dom, 17 maggio 2020 10:15:41 +0000
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Cara Francesca, grazie per aver scritto. Hai attraversato deserti, oceani e scalato montagne altissime ma ora ti resta la cosa più importante da fare. Siediti un attimo, fai riposare il corpo e soprattutto la mente, spazza i pensieri zavorra e incamminati lentamente ad incontrare quel giorno. E da lì che devi ripartire, perché quel giorno sei fuggita presa dall'orrore e dalla disperazione, senza braccia amiche che ti sostenessero. Succede sempre così. Si è soli in certi frangenti. Ma tu sei coraggiosa e lo puoi fare. Ce lo racconta la storia della tua vita, la testardaggine di quella adolescente che decide di tenersi la bimba senza sapere nemmeno a cosa andava incontro. Ma Irene ti aveva scelta. Aveva saputo da sempre che tu saresti stata all'altezza di aiutarla quando la tempesta si sarebbe abbattuta su di lei. E così è stato. Hai onorato la maternità in tutti i sensi, anche riguardo agli altri figli.Ora però è arrivato i momento: quel groviglio che ti pesa sul cuore comincia a scalpitare, ad essere irrequieto, vuole essere dipanato per ridarti la possibilità di volare. le lacrime che non hai versato hanno ostruito ogni via di accesso al tuo cuore e tu ti senti come un automa.Lasciale scorrere ma nello stesso tempo se puoi fatti aiutare, ti sarà tutto più facile. I tuoi figli stanno soffrendo anche se cercano di metterti al riparo dalle loro angosce, così come faceva Irene. Se ti va puoi continuare a scrivermi e cercherò di aiutarti. Ti voglio bene, Francesca, dolcissima e coraggiosa.

(52) Francesca
sab, 16 maggio 2020 07:23:00 +0000
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Oggi è il 16 maggio 2020, ma il tempo si dissolve improvvisamente e indietreggia a quel 16 maggio 2004. Sembrano tanti anni fa e lo sono, ma la mia memoria è lì a quel giorno. Alle ore 12 Irene, la mia Irene ha terminato la sua lotta con una malattia improvvisa. Irene è nata che avevo 19 anni e facevo l'ultimo anno di liceo. Mia madre voleva che abortissi, ma io, pur non sapendo bene cosa volesse dire essere madre ho lottato per tenerla. Abbiamo fatto insieme la maturità e parte dell'università, io giovane mamma e lei grande figlia che mi guardava stupita. Stavamo bene insieme. Facevamo tutto insieme. Poi.. dopo qualche anno ho incontrato un uomo che mi ha promesso che ci avrebbe amato e protetto. Quindi dalla nostra città Ferrara ci siamo trasferite a Roma e tutto era così perfetto. Sono nati altri tre figli da quell'unione. Quattro figli. Ero orgogliosa e felice e così lo era Irene. Ma un giorno dopo sei mesi dalla nascita dell'ultimo successe qualcosa. Un lieve malore, Irene non si sentiva bene, qualcosa che non andava come doveva. Qualche controllo e poi la sentenza sparata così senza mezzi termini. 'Sua figlia ha un tumore al cervello, tre mesi di vita'. Non so come riuscii ad uscire da quello studio, prendere la macchina e rispondere alle domande insistenti che lei mi faceva.. non lo so. Stavo sanguinando. Non si vedeva ma stavo sanguinando come se una palla di vetro fosse esplosa e tante schegge avessero trafitto la mia pelle. Non tre mesi ma sei, sei mesi in cui si susseguirono interventi e speranze e risposte da dare al mio secondo figlio che allora aveva 8 anni. Mio marito mi lasciò sola. Ogni decisione che dovetti prendere lui mi disse che la responsabilità era mia che non aveva su di lei autorità. Ed era vero. Ma io ero sola e dovevo essere forte. Forte per lei, per i suoi fratelli, per gli amici adolescenti che arrivavano pieni di dolore e rabbia. Ho lottato accanto a lei. E anche riso in quei giorni di malattia, ho fatto cose strambe che per molti potrebbero apparire strambe ma per noi non lo furono. Furono iniezioni di buon umore e vita in aun avita che ci avrebbe abbandonato da lì a poco. E quel giorno arrivò più veloce del vento. Il silenzio e poi il quotidiano che con altri tre figli ti chiamava e ti diceva non puoi piangere, qui c'è molto da fare, non puoi piangere.. E così non piansi, non piansi mai. Nemmeno al suo funerale. Mai. Dovevo essere forte e cercai di esserlo mandando indietro ogni lacrima. E non piansi nemmeno quando mio marito dopo poco decise di andarsene dicendo che non era quella la vita che voleva che una famiglia non l'aveva scelta. Mi trovai senza casa ( la casa era sua e la vendette), senza lavoro( lavoravamo insieme), senza Irene. Mi girai e fu come se avessi la sensazione di stare in mezzo ad un deserto senza acqua, nè ristoro, solo un sole accecante a picco che promette solo devastante arsura. Sono passati 16 anni e mi accorgo che è più tempo in assenza che in presenza..Temo di dimenticarla. Eppure lì nel lutto è come se non avessi mai avuto la possibilità di starci. Di chiudermi in una stanza e piangere e dire pensateci voi...Non l'ho potuto fare e farlo ora ti sembra fuori tempo massimo. Eppure vivi con un groviglio qui sul cuore. E ti senti sola. Profondamente sola. Grazie di avermi ascoltata.

(51) la stanza del figlio
sab, 6 luglio 2019 08:36:00 +0000
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Caro Alessio, un anno è passato ma per te è come se fosse successo ieri.Stesso dolore, disperazione se possibile di più. mA tu sei stato vicino a tuo figlio sempre,senza risparmiarti e quando sei uscito un attimo per un caffè, sai Alessio, non è stato un caso, è stato tuo figlio che ha voluto risparmiarti qualcosa. Anche lui ti voleva un bene dell'anima e a modo suo te l'ha dimostrato.Non ti dico che devi ripartire, lo sai da solo, ma l'altra figlia a modo suo vuole anche il suo papà che come tutti i genitori che sono stati impegnati per un malessere di un figlio hanno pensato che gli altri potessero fare da soli. Non è così, tua figlia ha bisogno di te e non ci sono situazioni complicate che tengano. Perciò posa di nuovo il tuo sguardo su di lei e....ricomincia daccapo. Se credi fammi sapere. Ti abbraccio forte, Luciana

(50) Alessio
gio, 4 luglio 2019 19:20:04 +0000
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Che dire ho perso un figlio il 22 giugno 2018 alle ore 22:00. Da quel momento la mia vita non è stata più la stessa, Alessandro era un bambino bellissimo ma purtroppo era disabile dalla nascita per un trauma al momento del parto. Tutto È successo una maledetta sera d estate, i suoiocchi incontravano i miei in un ultimo saluto mentre io uscivo un attimo per andare a prendere un caffè e quando ero tornato era un fantoccio accartocciato su se stesso ,l hoabbracciato stretto stretto a me e ho cominciato a urlare come nn avevo fatto mai. Eraesanime ma sereno ,I suoi ultimi due anni erano stati non belli, il suo corpo da dritto che era aveva cominciato a storcersi come un albero secolare e non potevaneanche più quasi mangiare respirare. Ma malgrado tutto io tloamavo così ed egoisticamente avrei voluto che fosse rimasto con meTutta la vita. Mi manca tutto di lui,mi mancano i suoi occhi mi manca il suosorriso mi manca la sua voce anche se non riusciva a parlare però io senza di lui ancora adesso a distanza di un anno non riesco a vivere. Dovrei andare avanti perché ho un’altra figlia ma la mia situazione è molto complessa sono separato da tantissimi anni e adesso mi ritrovo praticamente da solo in tutto e per tutto e faccio fatica anche a respirare e ad andare a lavorare e a volte penso che l’unica cosa che posso fare è quella di raggiungere mio figlio.

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