Vorrei….vorrei…

“Ecco ci siamo, tra poche ore è Pasqua, è arrivata finalmente, ma quanto è stata lunga e dolorosa l’attesa. Non potete immaginare quante volte, in questi giorni, ingoiata anch’io nel ventre di una folla festante e colorata ho camminato con loro, come un automa allertando tutti i sensi e cercando di captare tra le migliaia di voci festanti, quella che potesse assomigiare di più a quella di mia figlia.Quante volte l’ho colta e quante volte il mio cuore si è fermato mentre il mio corpo entrava e usciva dai negozi, per la spesa, per le uova da dare ai fratelli, ai nonni, agli amici.E tu, amico mio che come me stai soffrendo, anche tu, dietro la tua facciata di “normalità” che forzatamente ti incolli addosso e cerchi di far finta di niente, anche tu hai avuto la tua vertigine, non ho potuto avvertire il tuo cuore che si fermava ma ho visto le tue mani tremare mentre la commessa ti consegnava quel pacchetto così prezioso, da regalare a tua moglie.Siamo in tanti, siamo un esercito e siamo tutti disperati. La gente ci passa vicino e non si accorge di quanto noi stiamo gridando forte quel dolore indescrivibile che ci attanaglia l’anima come nei peggiori incubi quando, sentendoci in forte pericolo, ci mettiamo a gridare per richiamare l’attenzione di chi ci è vicino ma per quanto ci sforziamo la voce non esce e..nessuno ci può ascoltare. La nostra vita è così, un incubo vestito di normalità.Chi mai può immaginare che noi domani, nel bel mezzo di un pranzo pasquale, siamo ossessionati dalla presenza, sia pure virtuale e immaginaria, di quella sedia vuota, che ci ricorda qualcuno che manca, un ospite atteso che non si presenterà mai più?Oddio, non posso pensarci, è un’ossessione che buca l’anima, che sfianca e sfinisce e allora io mi sento come quelle persone alle quali per qualche motivo è stato amputato un arto. L’arto non c’è più ma il cervello crede ancora di averlo, non è riuscito a cambiare quel meccanismo mentale che azzeri la sua presenza o quanto meno la renda meno ingombrante. E allora quell’arto continuerà a farci male, come quando era funzionante. Sono stati fatti tanti studi in proposito ma non si è arrivati a niente di significativo, anche se non c’è nella realtà, quella parte di noi continua ad asserci nella nostra mente, come se non fosse mai stato amputato.Eh già, è la nostra mente che ci fa questi terribili scherzi, sempre in moto, inarrestabile e fuori dal nostro controllo. Io ho un desiderio che alberga dentro di me a che spesso accarezzo. Per un giorno, un solo giorno, appena 12 ore vorrei vivere con la mente sgombra, come se nulla fosse successo. No, no, non vorrei riavere indietro anche mio figlio, lo so che non è possibile ma chiedere al cervello di funzionare come quando ci eravamo tutti,con quella serenità che passava quasi inosservata. Vorrei potermi svegliare la mattina senza quel pensiero che si sveglia con me e andare a dormire la sera senza quelle ombre che mi hanno accompagnato tutto il giorno, che hanno appesantito e deformato tutte le mie azioni e i miei pensieri e che alla fine si accomodano sul mio comodino per potermi prendere in ostaggio di nuovo non appena mi sveglio. Ecco io questo vorrei, non mi sembra di chiedere troppo. Dodici ore, appena dodici ore! “
Questa testimonianza è stata da me raccolta tra le pareti della “stanza del figlio.”
A questi straordinari genitori va tutta la mia stima, comprensione e ammirazione. Buona Pasqua a tutti! Luciana Orsatti.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Associazione di volontariato "La Stanza del Figlio" - Via Milano 75, 65122 PESCARA - Tel. 3474715301 - Fax 085/2407038 - C.F.: 91076200681 - Email: la_stanza_del_figlio@yahoo.com - Privacy