“L’insondabile profondità della solitudine!”

Sono ormai circa sei anni che ogni sabato si presenta e si unisce al nostro gruppo. E’ diventata una parte trainante, accoglie i nuovi arrivati, li consola, li consiglia, li abbraccia, li sostiene, ma…..Anche lei, come tutti gli altri, quando è ora di raccontare i propri sogni per cercare di capire cosa veramente stanno vivendo senza ipocrisie e coperture, alza la mano. Ci siamo accorti, nel tempo che la maggior parte dei suoi sogni ha come protagonista sempre un ladro che la deruba di qualcosa.” Ho sognato che venivano i ladri e mi rubavano il tavolo della camera da pranzo…” Tutti siamo stati bravi a dire che anche in casa sua è arrivato “il grande ladro”, cioè la morte che l’ha privata della gioia di riunirsi intorno ad un tavolo per un pranzo, il che rappresenta il simbolo di una famiglia. “Ho sognato che a casa mia era venuto un ladro e mi aveva rubato un quadro, quello che rappresenta la maternità, cioè la madonna col bambino!” E anche qui il gruppo è stato pronto ad interpretare. Ma Elena da sempre ci racconta che lei si sente sola: ha perso l’unico figlio e dal marito è separata da tempo, molto tempo prima della morte del figlio, ormai grande e realizzato nel lavoro. Gli “altri” si ostinano a ripeterle che lei non è sola, perché ha le sorelle, i nipoti e che forse dipende da lei se si sente così sola, forse non sa mantenere i rapporti con gli altri… Quando si sente dire così Elena mi guarda, con un’intensità travolgente, non chiede aiuto ma mi dice con gli occhi che io ho capito ciò che lei vuole intendere. Sabato scorso ha alzato di nuovo la mano e il gruppo, un po’ per sdrammatizzare ha detto” cosa ti hanno rubato questa volta?”. Ha riso anche a lei, ma con gli occhi puntati su di me ha raccontato” Ho sognato che dormivo profondamente ma che sento dei rumori. Mi alzo, sempre nel sogno, e mi faccio un giro per casa. I ladri avevano rubato tutto. In casa non c’era più nulla, nemmeno un mobile, nemmeno una tazza, niente, vuota. Mi sento smarrita e mi avvio al bagno, apro la porta e vedo tutti i sanitari divelti, anche lì non era rimasto più niente. Mi dirigo verso la porta di ingresso, forse volevo uscire o chiedere aiuto, non so ma a ridosso della porta ci trovo un bellissimo cane da guardia, che mi ammicca quasi invitandomi a fargli una carezza, è dolce e mansueto ma io istintivamente apro la porta e lo faccio uscire. Lo seguo con lo sguardo immaginando che si avviasse per le scale ma lui si piazza a ridosso della porta del mio vicino di casa, sempre con lo sguardo rivolto verso di me. Io chiudo la porta e mi sveglio”. Il sogno è un rimprovero che Elena ci muove per non aver colto la profondità della sua solitudine, del vuoto nel quale vive. Ci ha dovuto mostrare la casa completante vuota per farci capire come si sente? La casa, ormai il gruppo lo ha imparato, rappresenta il nostro mondo interno, come ci sentiamo noi dentro e come si sente Elena? Ce lo ha fatto capire, finalmente? A questo punto prendo la parola e spiego ad Elena chi rappresenta il cane da guardia. Lui rappresenta suo figlio che nonostante dei si senta sola e addolorata non l’abbandonerà mai, starà lì a vegliare su di lei ma aggiungo”….tu sei ancora talmente arrabbiata per la sua morte che cacci di casa pure lui, anche se non se ne va ma resta sul pianerottolo. Fallo rientrare in casa, riconciliati un po’ con lui che non è dipeso certo da lui se ha avuto quell’incidente e che se avesse potuto scegliere sarebbe voluto rimanere con te che l’hai sempre adorato. Continua a farlo, non ti sentirai più sola!”
Grazie Elena per la tua testimonianza e scusaci se negli anni non abbiamo saputo raggiungere la profondità della tua solitudine. Grazie per avercene dato la possibilità.
Con affetto Luciana Orsatti

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