Ribalta Luciana Orsatti 22 nov 2003

Abruzzo in rivista
VARIO
RIBALTA
LUCIANA ORSATTI
Nel 2001 l’Italia si commosse davanti ad una storia, quella di uno psicanalista e della sua famiglia sconvolta dal dolore per la scomparsa improvvisa del figlio sedicenne. Era la storia di una perdita, di una elaborazione e di una ricostruzione, perfettamente orchestrata e diretta sullo schermo da Nanni Moretti nel suo film La stanza del figlio. Un anno dopo, nel dicembre del 2002, la dottoressa Luciana Orsatti, psicologa e psicoterapeuta, battezzava la sua neonata associazione di volontariato con lo stesso titolo del film, in nome delle evidenti affinità tra la sua attività e l’argomento trattato nell’opera del regista romano. «In realtà il mio lavoro come psicologa in questo settore è cominciato nei primi anni ‘90 –racconta– quando facevo tirocinio presso il reparto di Oncoematologia del S. Spirito di Pescara.Mi trovai a contatto con un universo strano, terribile e meraviglioso, che mi spinse a continuare in quella direzione». Laureata in Lingue e letterature straniere, insegnante di inglese per 24 anni presso un Istituto Tecnico pescarese, Luciana Orsatti decide durante la sua carriera di conseguire anche la laurea in Psicologia, il suo vecchio sogno. «Fare l’insegnante, per quanto gratificante, non mi bastava. Per questo mi rimisi sui libri e decisi di iscrivermi a Psicologia, che quando scelsi Lingue ancora non esisteva. Mi laureai a Roma e feci il tirocinio qui. Dovevo restarci sei mesi, mi trattenni un intero anno». Un anno di grandi esperienze emotive. «La mia era una condizione molto particolare. Ero mamma e psicologa, e vedevo genitori entrare in reparto con i loro figli, accudirli con la massima cura, e uscire, il più delle volte, senza di loro. Era terribile. Mi sono chiesta cosa facessero una volta a casa, come si svolgessero le loro vite distrutte. Mi dissi che dovevo fare qualcosa per aiutarli. Cominciarono loro a chiamarmi. Ero diventata un punto di riferimento sia per i pazienti (bambini, ragazzi, adulti) che per le famiglie, che mi consideravano la depositaria degli ultimi segreti dei figli, molti dei quali mi spiravano praticamente tra le braccia. Una volta una madre mi disse che conoscevo suo figlio più di lei stessa».
Cominciano così le prime visite a domicilio, su desiderio dei genitori: «La prima mossa non posso farla io, è sbagliato da un punto di vista umano e terapeutico. Chi ha perso un figlio non vuole essere aiutato, per due ragioni principali: la prima è che credono che nessuno possa aiutarli, la seconda è che temono, grazie alla terapia, di dimenticare il figlio. Per questo quando vengono qui la prima cosa che dico loro è che il dolore non glielo toglierà nessuno, è una ferita aperta e tale resterà per tutta la vita. Ma c’è una soluzione, che consiste nel trovare un posto a questa sofferenza, in modo da riattivare le altre aree della nostra esistenza che sono quelle che ci fanno vivere. Imparare a sopravvivere è arduo, ma possibile. Bisogna capire che l’altro non scompare, non svuota lo spazio della sua presenza, anzi lo pervade ancor più intimamente. Dal momento della sua scomparsa, infatti, tutto parla di lui. L’assenza diventa una modalità d’esperienza».
Il tam tam è il mezzo principale con cui il gruppo di utenti dell’associazione si allarga. «Quando ho aperto lo studio assistevo cinque o sei famiglie, prelevate direttamente dal cimitero di Sambuceto. Questo è interessante: in tutti i cimiteri si creano gruppi di persone, generalmente mamme, che vanno un paio di volte a settimana al cimitero, e si ritrovano lì regolarmente, come se andassero a prendere il té da un’amica. Stanno lì al freddo, e parlano tra di loro. Una donna che avevo aiutato e che dopo alcuni anni è riuscita a superare il suo stato di prostrazione, si interessò della condizione delle sue amiche e cominciò a portarle da me. All’inizio erano un po’ scettiche, poi si affiatarono e hanno cominciato a venire da me ogni sabato pomeriggio. Oggi assisto un gruppo di circa ventitrè persone». L’attività di Luciana Orsatti è praticamente a tempo pieno: ogni giorno ha appuntamenti con singole famiglie o genitori; la terapia di gruppo si svolge il sabato pomeriggio, e il giovedì è dedicato all’appuntamento con i figli. «Spesso si pensa che ad essere colpiti maggiormente dalla morte di un figlio siano i genitori. Ma anche i fratelli degli scomparsi hanno subìto un trauma, e ne risentono in modo particolare. C’è chi reagisce allontanandosi fisicamente dalla famiglia, magari scappando, altri rischiano la tossicodipendenza… sono molteplici le situazioni di disagio in cui vengono a trovarsi, e così abbiamo costituito un gruppo apposito per loro». Dell’associazione fanno parte, oltre a Luciana, suo figlio (che si occupa dell’amministrazione e del sito web http://www.lastanzadelfiglio.com/), un’altra psicoterapeuta, due psicologhe, uno psicologo e un medico, «oltre ad una schiera di amici che mi hanno aiutata all’inizio e continuano a farlo. Sembra strano, ma ho grosse difficoltà a far emergere questa struttura, la gente non vuole parlarne. Persino i miei colleghi mi dicono che mi sono imbarcata in un’attività troppo dolorosa. E la chiesa, poi, mi ostacola tantissimo. Io sono cattolica, ma credo sia difficile accettare che tuo figlio è morto per volere di Dio». Proprio per aiutare l’associazione e per raccogliere qualche contributo, Luciana Orsatti ha scritto un libro, Quando i sogni si colorano d’azzurro. Voci dalla Stanza del figlio, che ha diffuso su tutto il territorio nazionale: «Non sono una scrittrice, ma l’ho fatto perchè speravo di smuovere le acque. Molti non sanno che esiste questa associazione, non sanno cosa facciamo. In Italia non ne esiste una simile, salvo qualcuna di tipo religioso. Del resto il fatto che non sia un’organizzazione a scopo di lucro crea scetticismo. Quando ne parlo mi viene chiesto se io abbia subìto quel tipo di perdita, come se ogni associazione di volontariato che si muove in un certo settore debba essere retta da una persona che ha conosciuto direttamente il problema. Ma per quanto in molti casi sia questa la normalità, secondo me ciò facilita la convivenza col problema, non il suo superamento. Un tecnico esperto, che è fuori dal problema, può lavorare in questo senso. Ma lo scetticismo iniziale resta: per giustificare il mio lavoro ho dovuto addirittura tirare fuori dal cassetto la mia laurea ed appenderla in salotto, dove ricevo i pazienti». Anche nella storia di Luciana, come in tutte le storie umane, ci sono successi e fallimenti: «I fallimenti consistono in coloro che abbandonano la terapia: mi capita spesso con i genitori dei suicidi, che sono persone che praticamente girano con un cartello appeso con su scritto “mio figlio è morto suicida”. In questi casi avviene che sia difficile iniziare la terapia, e altrettanto difficile è fargliela proseguire. Ma anche quando abbandonano, io non recido mai i fili, non perdo mai le speranze. Per fortuna i successi sono in numero maggiore. Di sicuro ricorderò sempre la prima donna di cui mi sono occupata fuori dall’ambiente dell’ospedale… Fu un’amica a portarla da me, dieci anni dopo che aveva perso suo figlio. Lei aveva reagito apparentemente bene, continuando a vivere normalmente; ma dieci anni dopo era scoppiata: vestiva di grigio, non si curava più del marito, dell’altro figlio, non mangiava e non dormiva. Si stava lasciando morire. L’aiutai. Dopo due anni di terapia ha superato il problema ed è diventata anche un punto di riferimento per gli altri utenti dell’associazione».

8 Risposte to “Ribalta Luciana Orsatti 22 nov 2003”

  1. rosalba cosenza scrive:

    Sto cercando di rintracciare la Dott. Orsatti, per un problema grave, come posso fare? mi potete aiutare? grazie

  2. Cara Rosalba, vedo che non si sei persa d’animo e mi hai rintracciata al cellulare, perciò tutto risolto. Comunque grazie per avermi cercata. Baci Luciana

  3. ANNA MIRTELLA scrive:

    Buonasera Dr.ssa Orsatti,
    vivo a roma e vorrei sapere se esiste una sede dell’associazione anche qui o dove oltre a Pescara.
    Sono anche io una sopravvissuta alla persita di un figlio e sento il bisogno di confrontarmi con persona che abbiano vissuto la mia esperienza.

    grazie per l’attenzione
    Anna Mirtella

  4. Cara Anna, grazie per avere scritto. Se sul tuo pc clicchi A.M.A. (automutuoaiuto) ti apparirà una mappa di tutte le associazioni di questo tipo che operano sul territorio nazionale. Scegli quella che ti è più comodo raggiungere ma assicurati che si occupi non di lutti in genere ma di lutti relativi alla perdita di un figlio. Se credi fammi sapere, sono a tua disposizione. Ti abbraccio e tvb

  5. mina scrive:

    Buongiorno dottoressa Orsatti
    mi chiamo Mina. La mia storia è molto diversa .
    Siamo in lista d’attesa a Bergamo dal dottore Borini per l . inseminazione in vitro.
    mio marito è sempre ottimista ,io meno…anche perché ho paura che quella telefonata non arriverà mai.
    Guardo spesso persone sposate senza figli ,li vedo sorridere, uscire sempre insieme.
    IO NON riesco più ad uscire con mio marito
    “Mi vergogno”. Esco da sola per non farmi riconoscere dai miei parenti o persone vicino casa mia.
    LO so che sto sbagliando ma la gente guarda sempre la mia pancia. Grazie dottoressa se qualche volta le scrivo per chiederle un parere.

  6. anna mirtella scrive:

    buonasera dott.ssa Orsatti,sono anna Mirtella. la stessa mamma a cui lei ha risposto un anno fa.La ringrazio di cuore per avermi prontamente fornito gli indirizzi a cui rivolgermi a Roma, ma non ho trovato ancora la forza e il coraggio di fare quella telefonata, è un mio pensiero ricorrente e so che arriverà il momento. Sono sedici mesi che il mio ragazzo non c’è più e una cosa che la sofferenza mi ha insegnato è che per ogni iniziativa o decisione che riguarda la modalità di adattamento a questa nuova vita ci vuole un tempo, che io non posso calcolare o anticipare. So che arriverà il momento. Vorrei leggere i suoi libri ma non so come e dove reperirli. Le chiedo di volermi aiutare per trovarli e le ricordo che vivo a Roma. La ringrazio ancora per quanto fa per noi sopravvissuti.Un grande abbraccio. L’associazione non organizza mai degli eventi a Roma con la sua presenza? Verrei molto volentieri Ancora grazie Anna Mirtella

  7. anna mirtella scrive:

    Commento

  8. Ciao Anna, grazie per avermi riscritto. L’anima ha i suoi tempi e non bisogna violentarla. Un giorno arriverà anche per te il coraggio di fare quella telefonata. Non è facile ed è per questo che io ripeto sempre che i genitori hanno bisogno di essere accompagnati dove decidono di andare per essere aiutati da “una mano amica”. Ci deve essere sempre che almeno la prima volta qualcuno faccia questo gesto di solidarietà. Se desideri ricevere i miei libri mandami il tuo indirizzo completo e provvederò io stessa a farteli avere. Se non vuoi rendere pubblico il tuo indirizzo mi puoi fare anche un mssgg tramite whatsapp3474715301 oppure puoi farmi una mail a la_stanza_del_figlio@Yahoo.com. Ti abbraccio con tutto il mio affetto, Luciana

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