Un ponte sopra le maree

Care mamme, no, non potete fermarvi, non potete rincantucciarvi sotto le coperte dopo una notte dispettosa che sembrava mettesse fretta alle ore e chiamasse a gran voce le prime luci dell’alba. L’animo è in subbuglio e vi sembra di vivere dentro un incubo. Eppure ieri, appena poche ore fa, avevate fatto tanti progetti per oggi, siete uscite a fare la spesa, quella particolare per un giorno particolare in cui tutti si aspettano da voi una dose di dolcezze in più. Ieri sembrava tutto facile, questa volta ce la faccio, non mi succederà come l’anno scorso, ormai un altro anno è passato e che fa? Non significa niente? No, significa senz’altro che sto meglio e sarò capace di gestire bene questo giorno dedicato a me. Dopotutto è la mia festa e ho visto la mia famiglia che “tramava” per farmi una sorpresa, un mazzo di rose, forse, un vassoio di paste. Mi sono rallegrata e mi sono detta che quella specie di incubo in cui sono vissuta per tanti anni facendo finta di niente fosse ormai lontano. Ma che sta succedendo stamattina? Le gambe non si vogliono muovere, si rifiutano di dare inizio a questa giornata. Mi prende il panico, non posso deludere chi ha tanto sperato di ritrovare la mamma di una volta, quella di prima. Ma dove è andata a finire? Dove abita adesso? La mamma di prima è andata ad abitare con quel figlio che un giorno ha traslocato per sempre e lei non ce l’ha fatta a separarsene, ma ha lasciato sul posto un sostituto, una specie di supplente a tempo pieno che ha fatto di tutto per essere all’altezza di quella di prima ma forse non sempre ci è riuscita. Lei ha pensato che nessuno se ne sarebbe accorto tanta è stata perfetta l’imitazione, i gesti, il sorriso, gli abbracci, perfino le risate ma la finzione non ha retto e allora tutta la famiglia si è messa a fingere che tutto fosse perfetto e tutto scorresse come prima. Ma quanto dolore, quanta sofferenza per tutti. Forse quelle gambe che stamattina non si vogliono muovere stanno proprio protestando, stanno dicendo che basta, non ne possono più di sorreggere un fantoccio sia pure all’apparenza perfetto. E allora che fare? Sento le voci che giungono dalla cucina, i rumori della tazze e l’aroma del caffè. Sì, mi alzo e vado e comincio questa giornata come è giusto che sia ma la distanza da percorrere sembra così lunga, non ce la farò mai a meno che non richiami indietro quella parte di me che un giorno in gran fretta è fuggita. Lei mi aiuterà a riappropriarmi di me, a ritrovare la forza di fare quei pochi passi che mi separano dalla cucina e dal resto della famiglia. Ma quando si alza le sembra di trovarsi su un’altra dimensione dove tutto è più leggero, dove i piedi riescono a coprire la distanza con facilità perchè lei finora non si era mai accorta che il suo compagno e i suoi figli nei lunghi anni bui della sua assenza avevano lavorato sodo, con accanimento e con determinazione alla costruzione di un ponte che la collegasse a loro, alla loro vita evitandole di lottare con le maree che per tanto tempo l’avevano sballottato e disorientata. E lei che non si era mai accorta di quanto negli anni fosse stata brava la sua famiglia, di quanto amore avesse in serbo per lei, e quanta determinazione impiegata nel lavoro diriavvicinamento a lei, senza mai cedere, senza mai avere un attimo di scoraggiamento! Li guarda tutti, intorno a quel tavolo dove un gran mazzo di rose sembra emanare un aroma troppo particolare, è la prima volta che se ne rende conto e tanta è la felicità che per un attimo ha avuto la sensazione di aver avuto un appuntamento col cielo. Forse è stato proprio così, lì lo ha salutato con dolcezza ma poi è ritornata intorno a quel tavolo a ricominciare a vivere con la sua famiglia. Buon proseguimento di giornata, mamme speciali, siete le eroine silenziose dell’umanità tutta ed io vi voglio un mondo di bene!

Luciana Orsatti

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