Ti ho cercato tra i coriandoli…

Trascinata dalla folla vociante e in festa c’ero anch’io!In ogni voce mi sembrava di riconoscere la tua, mi giravo e immaginavo che sotto quelle sagome travestite e irriconoscibili sicuramente ti celavi anche tu. Sì, ti eri messo la maschera perciò non era facile individuarti ma c’eri, ne ero sicura E mentre la folla mi trascinava sfilavano nella mia mente gli abiti dei tuoi appuntamenti festosi , ogni volta contestati ma poi alla fine accettati, e poi i trucchi, rubati dal mio armadietto, e la parrucca troppo vistosa e perciò da me disappprovata.Ah ma ecco i carri, sì sono sicura che anche tu ci sei salito, lo facevi sempre, forse sull’ultimo. Mi trascinava la folla mentre rimettevo questi pensieri in fila ma ad un certo punto i miei passi si sono fatti pesanti:camminavo infatti su un tappeto di coriandoli. Abbasso lo sguardo e mi perdo tra la miriade di quei colori. Oh come non potrei non ricordare quel rosso acceso rimasto nonostante una pietosa pioggia battente sull’asfalto a formare una scia indelebile, forse in attesa che arrivassi io, quasi a volermi lanciare l’ultimo messaggio d’amore, di un rosso intenso e infuocato, e quel verde che non era affatto pieno di speranze ma tanti manichini che uscivano da una porta misteriosa e asettica per guardarmi e non dire nulla, così tanto per farmi capire,e quel giallo simile al colore dei tuoi lunghi capelli giallo oro,recisi in fretta e caduti sul pavimento senza far rumore nella speranza di poterti salvare la vita.Quel rosa delle tue prime minigonne, proppo corte per la tua età ma tu avevi fretta di crescere ed io ogni volta che uscivi cercavo di tirartela giu, mi sorridevi compiaciuta e dispettosa e chiudendoti la porta alle spalle mi dicevi”lasciami vivere!”, e quel blu intenso e profondo come il tuo sguardo, che celava mille domande che avresti voluto farmi da quel lettino d’ospedale e che invece riponevi in fretta sotto il cuscino, per non turbarmi e infine quel bianco apparso all’improvviso a imbrattarti il viso, togliendomi il fiato.Finalmente a casa,stanca e delusa ma vengo catturata da un vassoio di “chiacchiere” lasciate lì per me. Mi siedo, oh da quanto tempo non ci facciamo due chiacchiere noi due,finalmente soli,e cominciamo quel fitto parlottio che viene dalla profondità dell’anima raccontantandoci tante storie senza che le labbra si muovono…”ti ricordi quella volta che….”
Luciana Orsatti

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