Storie di suicidi

L’amore non deve essere un peso ma va dichiarato!
La coppia esce, vuole fare finta di essere “la gente”, mescolarsi tra la folla, fermarsi a guardare qualche vetrina. Ce ne è voluto di coraggio prima di decidersi, perchè fino a quel momento ognuno era uscito per conto suo, alla spicciolata, cercando di non dare nell’occhio. Ma ormai è passato del tempo, la gente avrà dimenticato e si sono avventurati.”L’importante è essere sicuri che chi incontriamo siano persone che ci conoscono e che perciò non ci fanno domande scomode.” Ma le cose non vanno quasi mai come le abbiamo immaginate e…. spesso le persone che si incontrano, quelle conosciute, sono in compagnia di altre che non ci conoscono e allora…” Che piacere rivedervi, come state?Vi presento i miei amici…” Silenzio, per dare al cuore il tempo di ricominciare a battere. “E i ragazzi? Tutto bene?” C’erano anche degli amici con loro che per fare i carini chiedono “Quanti figli avete? ” La mamma in un nano secondo sprofonda giù e ancora più giù, precipita in picchiata passando in rassegna tutti i gironi dell’inferno fino ad arrivare alla fine di quell’imbuto tra fuochi e fiamme e di corsa riemerge. Il papà gira lo sguardo alla ricerca di qualche anfratto dentro il quale rifugiarsi e diventare invisibile.Lei, la mamma fa la coraggiosa e ” Sì, tutto bene, e poi rivolgendosi agli amici degli amici…” Ne avevamo tre, ora solo due!” Pensa di aver meritato dieci e lode perchè è stata in grado di dire ciò che qui negli incontri di gruppo hanno sempre sentito di dover dire.Ma gli altri incalzano…e lei pensa di non farcela..ma trova la forza di rispondere così come qui,” nella stanza del figlio” ha sentito dire tante volte:” Mbe… uno ha scelto di andarsene….!…” “Ma dove?…”si sente rispondere fino a quando l’amica non la trascina via. A questo punto il papà riscende da quell’albero del viale al quale si era prima appoggiato e sulla cui cima aveva poi deciso di rifugiarsi, con la mente, lasciando il fantoccio del corpo vicino alla moglie.Questa è la dura vita di una coppia che ha perso un figlio suicida, che vorrebbe scomparire dalla faccia della terra per la vergogna, perchè si sente colpevole di quanto accaduto. Loro quel figlio l’avevano evocato con la forza dell’amore, l’avevano atteso con trepidazione, l’avevano aiutato a crescere ma poi ad un certo punto si sono sentiti come se quel figlio fosse diventato il loro più grande nemico che alla fine aveva preso in mano la sua vita e l’aveva scaraventata con rabbia in faccia ai genitori, ridandogliela indietro, rifiutandola. Loro si sentono così, la vivono così, da colpevoli per non aver saputo dare al loro figlio una vita che lo facesse stare bene.” E’ possibile mai che quel figlio che amavamo più di ogni altra cosa al mondo, non solo ha rifiutato il dono della vita ma lo ha fatto in modo così plateale, così accusatorio,così meschino tanto da costringerci ad assistere impotenti allo scempio che faceva della sua vita, o studiando con freddezza il luogo della casa dove mettere in atto il suo gesto così incomprensibile in modo che fossimo noi per primi a scoprirlo? Cosa ci avrebbe potuto fare di più atroce?” Cari genitori, vostro figlio si è comportato così perchè stava male, la sua anima si era ammalata e lui soffriva così tanto da evocare la morte per porre fine allo scempio che stava subendo la sua anima. E se lo ha fatto in vostra presenza o ha fatto in modo che foste voi a ritrovarlo è solo perchè in quel momento di grande fragilità ha preso il sopravvento la sua parte infantile, come succede a noi tutti quando ci troviamo in difficoltà ed evochiamo il nome della mamma. Lui ha avuto paura e ha cercato a modo suo di stare vicino a voi, di pensare che per primi l’avreste raccolto, abbracciato, accarezzato, coccolato in quel modo che solo voi sapevate fare e di cui da tempo non riusciva più ad assaporarne la dolcezza. Il suo gesto è stata l’ultima sua dichiarazione di amore nei vostri confronti,perciò non relegatelo nel fondo della vostra anima, nascondendolo agli occhi di tutti. Si sentirebbe incompreso, anche dopo la sua morte e voi questo non lo volete. Parlate di lui, e se non ci riuscite fatevi aiutare a farlo, raccontate di quanto lui abbia sofferto, del male di cui soffriva la sua anima e di quanto lui vi abbia tenuto al riparo dalla sua sofferenza, per amore.Perciò, voi che so siete in tanti a leggermi, non vi trincerate dietro un mi piace e ancora di più dietro un silenzio, non fate ancora una volta l’errore di lasciare da parte vostro figlio, lui che di coraggio per mettervi al riparo dalle sue estenuanti tempeste ne ha avuto tanto. Raccontate di lui, rimanete accanto a lui e ringraziatelo per quanto vi ha insegnato. Lui ne sarà contento e vi benedirà dovunque si trovi!
Con l’affetto di sempre….anzi di più, Luciana Orsatti

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