Siete pronti?

Non si tratta dell’inizio di una prova d’esame o di una qualsiasi gara ma queste saranno le ultime parole che le orecchie di questi genitori hanno ascoltato prima che la porta dell’inferno si spalancasse e loro ne venissero ingoiati, lì in una dimensione senza tempo nè spazio,dove non c’è pavimento eppure si resta in piedi come sospesi.Tutto gira intorno a loro che stentano a mantenere ferme quelle immagini che passano velocemente sotto i loro occhi. Solo quel lettino rimane fermo come se il tempo avesse avuto pietà di loro e ci avesse messo una mano sopra.Lo sguardo allora si posa su qualcosa, una macchia dapprima, poi un fagotto informe, poi…no non può essere lei. Lei che poche ore prima mi ha telefonato dicendomi che stava tornando e di infornare la pizza, ma dove sei? E’ uno scherzo? No, non è uno scherzo e il dottore ha sbagliato a fare quella domanda stupida. No, non siamo pronti, non lo sai che i genitori non sono mai pronti per queste cose?Ma tu hai sentito quel sì che proveniva da un’altra dimensione e ci hai visti oltrepassare quella linea gialla che segna il confine oltre il quale si respira solo disperazione e dal quale non si torna più indietro.
” Io sono rimasto immobile, accanto al fantasma di mia moglie, cercavo di non far rumore ma il mio corpo si ribellava a quell’immobilità forzata, a quel silenzio che soffocava a forza le grida ricacciandole indietro e allora qualcosa si è rotto dentro di me e ho sentito del calore che mi si propagava sul petto:era il sangue che mi fuorusciva abbondante dal naso, come un messaggio per mia figlia che la mie labbra di pietra non potevano pronunciare: vedi, non sei sola, sono morto anch’io con te!”
“Io invece volevo urlare, piangere disperato ma non potevo, mi era stato detto che dovevo restare in silenzio, come se il rumore del dolore per la morte di un figlio potesse disturbare “gli altri”. Non dovevamo dare fastidio. Sono stato assalito da un forte sentimento di rabbia, quella che comunemente si dice che acceca e davvero in quel momento il mio occhio sinistro, quello che sta più vicino al cuore,ha smesso di vedere. Una emorragia aveva distrutto tutto. I miei occhi si rifiutavano di vedere mio figlio in quelle condizioni, in tutta la sua crudezza, perchè nemmeno io ero pronto!”
“Mi sono avvicinata e le ho tirato giù un pò il lenzuolo per vedere se lei c’era, se era lei e quando le ho visto il reggiseno che le avevo regalato due giorni prima l’ho ricoperta e ho cominciato a tremare.Ogni fibra del mio corpo si era messo in moto e non riuscivo a mantenere il controllo di me. Mio marito mi spingeva per uscire ma io mi sono avvicinata di nuovo a lei e le ho fatto una carezza sui capelli, dei quali lei aveva una cura esagerata. Glieli volevo rimettere un pò in ordine ma mi sono accorta che una ciocca mi era rimasta tra le dita. Ho fatto la ladra, almeno così mi sono sentita in quel momento e con una mossa fulminea ho infilato la mano in tasca.Nessuno ha visto e nessuno sa:quello per me era un dono che mi faceva mia figlia, proprio i capelli a cui lei teneva tanto! Nemmeno io ero pronta!”
Testimonianze che i genitori che frequentano “La stanza del figlio” ieri mi hanno voluto regalare. Grazie di cuore, Luciana Orsatti

9 Risposte to “Siete pronti?”

  1. una mamma scrive:

    COSA DIRE?
    LE PAROLE NON TROVANO SUONO, solo il cuore di un’altra mamma che ha accarezzato i capelli di sua figlia morta, solo lui puo’ parlare in silenzio a questa mamma ed a questo papa’ che sono morti anche loro in quell’istante, per sempre…
    anche la mia voce si e’ spenta nell’urlo disumano che mi usciva dal cuore in quel momento e tutt’ora il silenzio senza di lei, e’ un rumore assordante.

    che dirvi? nulla, nulla posso dirvi, solo che vi stringo al mio cuore in un abbraccio senza fine, per dirvi che purtroppo la vita continuerà ma sarà un’altra vita che non conoscete, che non vi appartiene, che per sempre avrete davanti agli occhi i suoi occhi, che lo strazio si acquieterà , col tempo, rimarrà solo una luce fioca di un sole che non scalda più, però abbiate un pochino di forza per tenervi per mano, state uniti, il dolore e’ più lieve se si condivide, pensando che lei ora e’ in pace e vi protegge da lassù e non vi vuole piangenti. un piccolo sorriso ricordando i suoi sorrisi e poi …….

  2. Grazie per il tuo prezioso contributo. Ti abbraccio forte insieme al mio gruppo e a tutti quelli che da ogni parte si rivolgono a me. Tvb, Luciana

    • una mamma scrive:

      grazie a te, Luciana cara,
      sono sempre Ambra che ogni tanto, quando legge le tue parole, sente scattare un impulso di solidarietà verso tutti i genitori orfani dei loro figli e devo esprimere così il mio cordoglio, la mia vicinanza.
      e’ sempre più pesante il mio fardello, senza la mia Paola e si avvicina il giorno del sesto anniversario dalla sua scomparsa e mai come ora sento la tristezza e la desolazione invadere il mio cuore….

      grazie Luciana per le tue frasi sempre così piene d’amore per gli altri……..

      ambra

  3. Cara Ambra, lo avevo immaginato che fossi tu ma dal momento che non ti sei firmata ti ho rispettata..L’anniversario è sempre un brutto momento anche se nel frattempo si sono fatti tanti passi avanti pur di rendere vivibile una vita che sembra sia diventata nemica. Quel giorno si ha l’impressione che tutto crolli e che sia è rimansti incollati a quella data e che niente è stato fatto. Non è così e tu lo sai ma intanto quel giorno è così ed è sempre più terribile dell’anno precedente. Sono io che ti ringrazio della tua partecipazione e del tuo affetto per me. Io,dal mio canto, ti adoro. Luciana

  4. Dori scrive:

    È proprio vero,il tempo non sana le ferite. Come passano i mesi, gli anni,il vuoto è sempre più grande. Io ho la sensazione di essere caduta in un pozzo profondo, dove a volte entra il sole, sboccia un fiore, posso anche sorridere pensando a te, ma non più con te. Da questo pozzo non si esce più.la mamma di Nico.

  5. Cara Dori, grazie per aver fatto sentire la tua voce, sia pure dal profondo di un pozzo è arrivata lo stesso.In poche parole sei stata capace di raccontare la travagliata storia di un genitore che perde un figlio.La solitudine e il buio quale può essere quello del fondo di un pozzo profondo,il freddo dll’anima senza quel sorriso che scaldava da solo il mondo e lo sforzo di far crescere un fiore, di reagire a questa condanna facendo qualcosa ma….non è più come prima. E’ vero, ma i fiori possono essere anche di più, impegnati e metticela tutta, potrebbero illuminare con i loro colori quel buio che insiste ad avvolgerti e poi…i profumi potrebbero farti ritornare alla vita, sia pure diversa ma altrettanto vivibile. Prova e fammi sapere, tvb.

    • Dori scrive:

      Grazie Luciana per avermi scritto. Ho tanto bisogno di qualcuno che mi dica una mano. Chissà perché proprio ora che si ha bisogno di qualcuno che ti faccia sentire meno sola,tutti spariscono .nessuno ha voglia di dividere con te una giornata. Forse perché Non mi sento di fare le cose che facevo prima. Anche gli amici con cui andavi a mangiare una pizza ,evitano di chiamarci. Facciamo così tanta paura…. o pena.

  6. Cara Dori,noi ci lavoriamo sempre sulla solitudine dopo la tempesta. E’ un fatto comune che, se guardi bene, si trasferisce in altri ambiti, con facilità. Se ci fai caso, in una famiglia dove piomba un problema, economico,un figlio handicappato, un divorzio,ci si accorge all’improvvviso di essere rimasti soli. “la gente” preferisce scansare il problema, non avvicinarsi per paura di dover provare un sentimento di lieve dolore, la gente preferisce ignorare perché ha paura. piccola gente, la chiamiamo noi, quella che fa la beneficenza da lontano, tramite gli sms,ma per carità non fatemi vedere niente.E’ quella stessa gente che dice di non poter entrare in un ospedale perché”gli fa male”è quella gente che invece non vuole vedere la sofferenza che inevitabilmente ha dentro di sé, come ognuno di noi,e si camuffa con gioielli e abiti firmati. Cara Dori, stai tranquilla, è tutto normale e nel mio primo libro lo spiego bene, perché è la prima cosa che i genitori mi hanno raccontato.Tvb, mia cara amica.

  7. Cara Dori ti avevo risposto ieri ma oggi ho visto che non è partito. Ti dicevo che la “gente” ha paura del dolore, del proprio e perfino di quello altrui. L’ho scritto bene nel mio primo libro,quando, appena aperta l’associazione, me ne sono resa conto.Ci devi fare i conti con questa solitudine, cerca altre strade, impegnati in campi diversi e vedrai che l’importanza che dai alla gente diminuirà. Se ti va mi puoi scrivere al mio indirizzo mail, Ti abbraccio e tvb

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