Sì, anche noi restiamo a casa!

E’ diventato uno slogan, per fortuna. Anche noi lo abbiamo letto, sentito, condiviso e messo in atto. Ma sapete per noi stare a casa è diverso, è tutt’altra faccenda.Certo anche noi cuciniamo,puliamo a fondo ogni superficie, ascoltiamo i bollettini che ci informano sull’andamento dell’epidemia ma sulle nostre spalle grava un peso in più e voi non potete immaginare nemmeno lontanamente quanto pesi, quel peso. Ti spacca la schiena in due. All’inizio sentivamo parlare di restrizioni, di divieti, di cose che non si potevano fare, tutto ci andava bene, anche se per spostarci ci voleva un’autocertificazione. Che problema c’era? Già ce lo vedevamo scritto in mente: lo spostamento è dovuto alla visita necessaria e improrogabile al cimitero dove è seppellito mio figlio. E chi avrebbe potuto opporsi ad una motivazione simile? E invece ci hanno fatto uno sgambetto: non è che era vietato andare al cimitero ma era il cimitero che ci respingeva con i suoi cancelli chiusi. Che dolore, quante lacrime, quanta disperazione.No, no io ci vado lo stesso, ci devo andare, che ne sanno loro? Vado e resto fuori dai cancelli e lo chiamo a gran voce come tante volte facevo la sera, quando scesa la notte e chiusi i cancelli venivo presa da una nostalgia che non riuscivo a gestire e dovevo andare a gridare il suo nome. Ma un’altro sgambetto era pronto per noi: non ci si può spostare oltre un chilometro dalla residenza. E si sa, i cimiteri sono tutti un pò decentrati. Dunque, anche noi restiamo a casa.Al tramonto, quando cominciano a scendere le prime ombre allora ci sentiamo impazzire. E se lui si è chiesto come mai non siamo andati? Chi lo sa ce lui sa dell’epidemia. E se non lo sa? Crede che lo abbiamo dimenticato, si sente solo, vede i fiori appassiti che marciscono nei vasi. Non vede più quella sigaretta che con un gesto tenero e struggente gli lasciavamo sulla pietra, tante volte stanotte ne avesse voglia. E i nostri racconti? Gli mancano i nostri racconti? Lui era sempre informato su ciò che succedeva a casa e se avevamo un problema da risolvere che ci assillava lo chiedevamo a lui, lo pregavamo di indicarci una strada e lui in modo o nell’altro ci illuminava sempre. Perchè lui non ha smesso mai di far parte della famiglia, anche se ha cambiato residenza.Ogni giorno, dopo il tramonto guardiamo impazienti l’orologio, ecco, pensiamo,ora i cancelli si chiudono e noi non siamo andati. E se stanotte sente freddo? Forse la nostra presenza lo aiutava anche a sopportare questi disagi.I bollettini dicono che è vietato recarsi presso le seconde case: che ne possono sapere loro che è il cimitero la nostra seconda casa?Che stanchezza! E’ buio pesto, ci laviamo le mani con cura, le laviamo insieme alle sue, intrecciando le nostre dita come in un abbraccio che non si potrà sciogliere mai e mentre l’acqua scorre nella nostra mente scorrono uno ad uno quei cipressi del cimitero, quelli che come ogni sera,prima di addormenterci sfilano lenti nella nostra mente, uno dopo l’altro fino a portarci da lui.
Sì, anche oggi noi siamo rimasti a casa!
Luciana Orsatti della “Stanza del Figlio”

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