Quando la morte si veste di bianco!

Ci sorprende sempre la morte.Noi abituati a rappresentarcela come ripugnante, bastarda, bugiarda e senza un minimo di umanità, la scopriamo invece elegante, sobria, leggera, con quell’abito insolito e rimaniamo esterrefatti. Ma la morte, ricordiamolo, è sempre la morte anche quando l’abito che indossa ci vuole distrarre, lei quando si veste così somiglia a quelle persone che ti bussano alla porta, le guardi dallo spioncino, sono vestite eleganti, parlano bene, che vorranno regalarci? Invece una volta entrate fanno scempio di tutto pur di portarsi via un bel bottino, compreso a volte la vita di chi le ha fatte entrare. Ecco la morte vestita di bianco è sempre una ladra, si avvia presto la mattina, alle prime luci dell’alba, verso la sua meta, come se andasse a lavorare e deve timbrare un cartellino ; è quasi sempre in compagnia di altre “sorelle”, pronte a darsi una mano, perciò vengono definite al plurale:le morti bianche. Sanno dove appollaiarsi, lo sanno bene,perchè quei luoghi li conoscono a memoria, sanno dove una trave è mal posizionata ma dall’esterno non risulta, o dove qualche bullone è troppo usurato e sta per cedere, sanno che la gru quel giorno avrà un cedimento perchè da troppo tempo la vedono alzarsi con difficoltà e basta un attimo, un piede che si posa non ancora del tutto che già hanno fatto bottino. La morte bianca ha sempre fame, si sposta con rapidità da un cantiere ad un parco dove ci sono sempre i bambini che giocano,da una catena di montaggio a un tetto da ristrutturare, perfino all’uscita di un autostrada e si mette a inseguire quel ragazzo che pur di far divertire i propri bimbi un giorno in più ha viaggiato di notte per essere puntuale sul posto di lavoro. Il cancello dell’ingresso della fabbrica lo stava aspettando, mancava solo la spinta di quella signora vestita di bianco. La sera tutto sembra ricomporsi: del resto non c’è un autovelox che ha registrato una velocità eccessiva, nè un alcol test con valori fuori della norma, nè si sono trovati bulloni difettosi e la gru non presenta anomalie. La veste della morte rimane bianca, immacolata ma cosa succede quando una porta di casa si chiude e manca qualcuno? I familiari cacciati dall’obitorio perchè è l’ora di chiusura o costretti ad allontanarsi dal cantiere perche il corpo non ancora si può recuperare e se ne parla domani, non piangono. No, non ci credono, due ore fa ci ho parlato e ora dov’è? Davvero il buco nero delle nostre peggiori fiabe l’ha ingoiato?No no adesso la porta si apre e lui riappare. Nella mente dei famigliari non ancora si crea lo spazio per questa notizia, ci vuole tempo, parecchio tempo e intanto si fanno le cose di sempre: si cucina ciò che a lui piaceva perchè così quando torna è contento, poi si dà una riordinata al letto ma si annusa di nascosto il pigiama per catturarne l’odore.E se ci sono i bambini che aspettano il papà? Si dice loro una bugia a cui fanno finta di credere per non creare problemi ma i bambini sono i primi a capire cosa è successo.Non fanno più domande, ma la notte sognano che il papà durante quell’ultimo bagno che avevano fatto insieme in vacanza, li ha fatti avvicinare alla riva e quando si sono girati lui era scomparso.Poi i funerali, i fiori bianchi, i palloncini, i datori di lavoro, le autorità e tanta tanta gente. E i familiari? Sono quelli seduti in prima fila? No, fate bene attenzione, non sono loro, sono i loro fantasmi, sono dei pupazzi che impietositi si sono offerti di sostituirli. Non si può andare al funerale di un figlio o di un fratello o di un papà che voleva continuare a tirare la carretta visto che i figli non trovavano ancora lavoro.Poi il silenzio, ognuno nella propria casa col suo dolore, con i problemi economici perchè c’era uno solo in famiglia che lavorava.Intanto i palazzi vengono ultimati, i tetti ristrutturati, le catene di montaggio velocizzate, i cancelli revisionati. Solo l’anima di ognuno che quel giorno ha perso un proprio caro è irrimediabilmente danneggiata, lacerata e fatta a pezzi e non si potrà mai più ricomporre. Ma quella non si vede!

Luciana Orsatti della Stanza del Figlio

2 Risposte to “Quando la morte si veste di bianco!”

  1. Bruna scrive:

    Mio figlio 26 anni compiuti il giorno prima, la sera abbiamo festeggiato, la mattina è uscito per lavorare e l ho rivisto in obitorio per pochi minuti…non riesco ad accettare…è successo il 8 maggio 2018 e ancora aspetto il suo ritorno, non ci credo che può esere successo. Ancora non so la dinamica soltanto bugie e la giustizia è lenta, ancora dobbiamo iniziare con il processo…è il mio unico figlio ed io lavoravo nella stessa ditta,ed hanno licenziato me invece del colpevole …Morti bianche le chiamano, ma che c è di bianco? Io vedo soltanto nero, il nero della tristezza, il nero del vuoto intorno a me e dentro di me, il nero che vedo nel futuro ….

    • Cara Bruna, innanzitutto un abbraccio davvero infinito. La morte è definita bianca perché la sua veste non si sporca, agisce nella sfacciataggine più assoluta,perché il vero colpevole di solito non viene fuori.Certo, ti hanno licenziata perché tu sei una presenza scomoda, ricordi ogni mattina a chi ti guarda che lì è successo qualcosa e che niente è stato fatto ancora per risolvere la questione. Fatti aiutare, da sola non ce la puoi fare, solo così potrai portare avanti la tua causa e onorare il nome di tuo figlio. Se ti va scrivimi ancora. Tvb

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Associazione di volontariato "La Stanza del Figlio" - Via Milano 75, 65122 PESCARA - Tel. 3474715301 - Fax 085/2407038 - C.F.: 91076200681 - Email: la_stanza_del_figlio@yahoo.com - Privacy