Quando il silenzio si tinge di nero

Si dice che dal funerale del proprio figlio non si torna, sì è vero ma in parte, perchè sarebbe troppo “comodo” se fosse del tutto vero. Ma ahimè si torna,i piedi l’uno davanti all’altro vanno da soli, sanno dove andare e non chiedono ordini al cervello. Anche perchè chi torna è un sacco vuoto, un manichino, un fantoccio senz’anima che ha lasciato tutto lì, ha provveduto a svuotarsi di ogni contenuto, lo ha fatto in fretta e all’insaputa di tutti, nessuno deve sapere, e infatti nessuno se ne accorge perchè basta l’involucro col suo trucco o l’abito scuro a rassicurarlo,va tutto bene, finalmente la cerimonia è finita e ognuno torna a casa sua.Ma l’essersi svuotati di tutto non garantisce a questi sfortunati genitori che forse, dopo una giornata trascorsa in un girone infernale non debbano fare quell’incontro, che li segnerà per sempre e che non dimenticheranno mai.Lui li sta aspettando infatti sull’uscio, immobile,pronto ad allungare gli artigli e ghermirli. Chi è? Questi genitori non lo sapranno mai definire con precisione perchè dopo quella volta non lo incontreranno mai più. E’ però quanto basta per sapere che il silenzio non è solo d’oro come sentivano raccontare da piccoli, nè si tratta di quel silenzio di cui oggi tanto parlano certi manuali che serve per fare spazio alla mente e ripulirla di tante scorie, nè di quel silenzio che allenta finalmente le corde dell’anima dopo un grande stress, no è un silenzio speciale, quello che man mano si impossessa di loro, si tinge di nero, sempre di più, sempre più cupo.E’ un silenzio che strappa tutti i collegamenti, che li avvoge con le sue tenebre e li porta giù, sempre più giù,senza peso, senza resistenze, e soprattutto senza confini. Avevano appena fatto in tempo a crollare su una sedia, circondati da mille voci che un blackout li fulmina e li annienta.E’ la loro risposta a quanto accaduto, il loro rifiuto gridato senza voce. Non ci sono, non esistono, sono scomparsi, forse quel silenzio così nero era sull’uscio ad aspettarli proprio per sottrarli ad una consapevolezza che non sono ancora in grado di affrontare. In seguito racconteranno, non di quel silenzio nero, non lo possono definire ma di un tempo, un minuto, un’ora o chissà forse un anno di cui non ricordano niente e quante volte cercano di ricontattarlo, lo invocano, lo pregano di rapirli di nuovo ma quel silenzio così nero è sparito, lasciando loro l’impressione che sì, è avvenuto qualcosa quando sono tornati a casa quel giorno ma…non ricordano, ci sono dei vuoti sembrano dei buchi neri.E loro, proprio in quei buchi profondi sono stati risucchiati quel giorno e hanno conosciuto il colore di un silenzio che nessuno all’infuori di loro, che hanno vissuto l’esperienza di aver perso un figlio,potrà mai immaginare che esista.
Con l’affetto di sempre Luciana Orsatti

4 Risposte to “Quando il silenzio si tinge di nero”

  1. AMBRA scrive:

    Ciao carissima Luciana,
    proprio quel silenzio tinto di nero di cui parli così bene, e’ quello che ritrovo ogni volta che penso a mia figlia Paola, e ci penso sempre, sai….. proprio ieri, il 29 aprile ricorrevano i 77 mesi da quando lei se n’è andata e oggi sono qui, in ufficio a lavorare, proprio per non sentire intorno a me quel nero silenzio che ha inghiottito la mia anima sei anni e mezzo fa.
    fuori c’e’ il sole, una lieve brezza, un profumo di glicini, il cinguettio degli uccellini, ma i miei occhi sono sempre velati da lacrime che non scendono sul viso, ma dentro al mio cuore come se fossero gocce di fuoco…i rumori sono come attutiti ed e’ quella porta buia, dietro a cui lei non ci sarà più, e’ quella sedia vuota alla mia sinistra dove lei non siederà più e non ci saranno più le sue risate a rallegrarmi la vita, quello e’ il silenzio tinto di nero che mi ha risucchiato l’anima .
    Leggo sempre tutte le tue testimonianze che raccogli dai cuori spezzati che si rivolgono a te
    e ogni volta piango tanto, perche’ nessun altro come te sa descrivere così profondamente con le parole,tutto cio’ che le anime dei genitori orfani dei propri figli tengono racchiuso in se’.
    Vorrei essere capace di esprimermi come fai tu, perche’ veramente, tutto cio’ che scrivi e’ la voce della mia anima e dei pensieri che ho sempre in mente ed a cui raramente do sfogo. neanche con mio marito posso dire tutto cio’ che sento, ogni giorno, ogni ora, ogni istante , perche’ lui mi dice che mi devo rassegnare, che lei ormai e’ nella pace, che anche se mi dispero e continuo a ricordarla, lei non tornerà più, ma lui non e’ suo padre e non e’ mai stato padre e quindi non potrà mai capire…..
    solo quando leggo i tuoi articoli, i tuoi libri, sento che, come se esprimendo tu a parole quello che provo io, e’ come se fossi riuscita a parlare con te ed a raccontarti quello che non dico neanche a me stessa .
    Percio’ ti ringrazio di essere quella che sei, una meravigliosa donna così sensibile e generosa di calore umano che diffondi a tutti noi, che viviamo una non vita.

    Grazie Luciana, un grandissimo abbraccio

    ambra

    • Cara Ambra, che dire, sono commossa! Le nostre anime si sono incontrate ed io forse sono riuscita a leggere dentro. Non è merito io, sai, sì lo studio, tanto studio, una vita di studio ma se non c’è la passione, se non c’è quell’innato senso di essere di aiuto agli altri…..niente vale. Io l’ho solo messo in funzione, rinunciando a tante altre cose che la vita mi stava offrendo e questa mia scelta è stata la migliore che potessi fare.La tua lettera mi ripaga di tutto, cara coraggiosa creatura a cui io mi inchino di fronte a tanta forza, tanto coraggio, tanto amore. Ti voglio un mondo di bene e ti abbraccio forte. Baci

  2. Donatella scrive:

    Cara Luciana e cara Ambra volevo dirvi che a mio parere dietro quel silenzio tinto di nero c’e’ sicuramente una luce splendente bisogna sollevare il velo e permetterle di riscaldarci il cuore.Sono una mamma anche io che da quasi tre anni non abbraccia il suo amore Ma ho cercato di cambiare angolazione nel vedere l’accaduto ed oggi penso che i 27 anni vissuti insieme sono stati bellissimi , certo la mente costantemente mi riporta alla fatica di continuare senza di lui. Ma io ascolto il mio cuore che mi dice che non ci siamo separati perche’ l’amore non puo’morire!E ogni nuovo giorno arriva e io lo accolgo con un sorriso !E il grande amore che sento ancora mi aiuta a sollevare quel velo nero.Un abbraccio Donatella

  3. Cara Donatella, grazie per aver scritto. Il silenzio nero a cui si riferisce il post è il silenzio di quelle ore subito dopo la cerimonia funebre, quando si torna a casa, ed è una difesa perché non si è in grado di far fronte a quanto accaduto. L’ho dedotto dai mille racconti che i genitori che hanno perso un figlio mi hanno fatto in più di venti anni di attività nell’associazione “la stanza del figlio”. L’ho dedotto dai buchi neri che emergono nel racconto di quel giorno mentre la loro elaborazione del lutto va avanti e mentre ridanno vita a tante aree della loro anima che se non fossero aiutate dal contibuto mio e del gruppo rimarrebbero per sempre dormienti o funzionanti a metà.Tu sei stata bravissima e ti ammiro molto. Ti abbraccio con tutto il mio affetto e se ti va continua a dare il tuo contributo. Tvb

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