Quando i sogni si colorano d’azzurro

Tipog. F.lli Brandolini s.n.c., Chieti Scalo, 2005 € 10,00
per conto
dell’Associazione di Volontariato “La stanza del figlio”

[…] Ciò che mi ha spinto a scrivere queste pagine trova la sua ragione in due ordini di fattori, ma la mia difficoltà a scegliere cosa comunicare per prima mi fa riflettere sul fatto che forse le ragioni sono solo apparentemente diverse e che, in effetti, hanno una radice comune.
Quando all’interno di un gruppo si parla di una certa difficoltà che sembra impossibile da affrontare, io invito i membri a fare un ulteriore sforzo, a rovistare nella loro mente, soprattutto nelle pieghe più nascoste dove non si è soliti attingere, alla ricerca di qualche abilità, di qualche risorsa rimasta inutilizzata nel tempo, tanto da sembrare di averne perso le tracce, dì svegliarla facendola funzionare di nuovo. La ricerca non è mai vana e si rivela sempre molto utile e appagante.
Ebbene, come una guida che si rispetti, anch’io mi sono messa a cercare dentro dì me qualcosa che mi potesse aiutare a rompere quelle barriere limitanti dentro cui mi sembra che attualmente l’associazione, sempre più in espansione, si dibatta e soffra [… ].
Esiste, perciò, alla base di questo mio lavoro, il desiderio che le mie riflessioni, scaturite da anni di esperienze e di interazioni all’interno di specifici gruppi di muto auto-aiuto, possano essere d’aiuto a quei genitori che hanno dovuto affrontare la tragica esperienza di perdere un figlio e che non ancora trovano la forza di farsi aiutare.
Forse, sfogliare queste pagine, al riparo da occhi indiscreti, nella solitudine della loro camera, può in un certo modo funzionare come se fossero presenti alle riunioni, cominciare a familiarizzare con esse e chissà, forse alla fine, trovare il coraggio di contattare l’associazione.
E’ stato questo il motivo per cui ho cercato di delineare il profilo di una famiglia tipo, formata da mamma, papà ed eventuali altri figli, evidenziando per ciascuna categoria
modalità    di    funzionamento,
sentimenti ricorrenti, difficoltà specifiche, perché ognuno vi possa ritrovare se stesso e convincersi che tutto ciò che prova non è esclusivamente suo, ma appartiene a
tutti quelli che si trovano nella sua stessa condizione.
[…] La maggior parte delle persone che hanno visto il film da cui l’associazione ha tratto il nome sono pronte ad affermare che il tema principale è la morte del figlio e il dolore dei genitori. Pochi hanno invece preso in considerazione l’ultima parte del’ film, quella relativa al difficile percorso della ricostruzione e della rinascita, di cui l’associazione si occupa.

(Tratto dalla PRESENTAZIONE di Luciana Orsatti)

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