Quando i cuori diventano disabitati

Quanti cuori disabitati ci capita di incontrare tra la folla delle feste natalizie.Si mescolano alla marea, seguono il flusso ma se ci mettiamo un attimo all’ascolto risuonano diversameste,come scatole vuote da cui non esce nessun segnale, nemmeno se le stropicci, nemmeno se le strapazzi. Ma chi sono? Li vorrei salutare tutti in questa notte speciale perchè si accorgano che non sono soli, anche se non sono più come gli altri e non torneranno mai ad esserlo pienamente. Perciò
Buon Natale
… a te, che vorresti cadere in un sonno profondo e risvegliarti lunedì,e invece devi preparare un pranzo degno della circosranza perchè sennò tuo marito ti guarda imbronciato e i tuoi figli si interrogano…
…e a te, che domani vorresti solo che giungesse quella ora in cui vai da lui e lì vorresti rimanere per sempre. Perchè tornare indietro? Non è mica un estraneo al quale si va a fare una visita di circostanza? Io vorrei rimanere anche la notte e cercare di capire se senti freddo lì dentro e guardare ogni tanto il display del mio telefono per controllare se tante volte tu accorgendoti di me, che sto toccando la tua culla di ghiaccio mi volessi chiamare. Tu lo sai che ti ho messo il cellulare carico nella tua mano!
…e a te, che oggi sentendo una notizia al telegiornale hai detto:non appena torna glielo devo dire…come facevi sempre e invece subito dopo accorgerti che….non torna.Ma come può essere? No, è un sogno e non appena mi sveglierò sarà tutto passato.
…e a te, che a distanza di anni ancora lo sogni e lo rimproveri dicendogli: va bene che sei grande e hai scelto di vivere per conto tuo ma…si può sapere dove abiti?
…e a te, che contini a mettere in un angolino del suo giaciglio le sue sigarette ma poi ti disperi quando qualche ora più tardi ti accorgi che qualcuno le ha rubate.
…e a te, che nel pieno della notte ti svegli di soprassalto sempre alla stessa ora credendo di sentire quella maledetta citofonata che ha cambiato la tua vita:dal sonno alla disperazione più profonda.
…..e a te, che coraggiosa oltre ogni limite sempre in piena notte hai aiutato i carabinieri a trovare il coraggio di cominciare a dire che era successo qualcosa ma poi hai continuato tu.
…e a te, che malgrado da anni la tenessi ben serrata tra le tue mani hai visto la vita di tuo figlio scivolare via senza poter far nulla per trattenerlo.
…e a te ,che quando tua figlia, consapevole dell’incalzare veloce della malattia ti ha chiesto: per me, mamma non ci sono miracoli, è vero? E tu le hai dovuto rispondere di no, mentre il tuo cuore si frantumava in mille pezzi.
….e a te, che ormai al limite delle tue risorse, dopo anni di ospedale ai piedi di un gigante di vent’anni hai guardato quel cuscino che per caso si trovava poggiato su una sedia e un brutto pensiero ti ha attraversato la mente, ma per un attimo, poi è uscito dalla finestra.
….e a te, che da sola per giorni hai aspettato attenta come una sentinella che lui scegliesse il suo destino, senza nulla poter fare ma solo accompagnandolo con lo sguardo dolce di una madre che ha capito quanto questa vita lo facesse stare male e lo hai lasciato andare.
…e a te, che lavorando sodo avevi costruito un impero per lui, pronto ad averlo come compagno di lavoro per poi affidargli tutto, compresa la tua vita e che invece non lo hai visto rientrare, quella sera d’estate e hai capito che non lo avrebbe più fatto. Non ci hai pensato molto su, hai letteralmente sfasciato tutto, distruggendo con le tue mani ogni cosa.
…e a te, che hai messo la sua moto in un piccolo garage e ogni giorno gli siedi accanto e gli racconti di te, di ciò che ti accade, dei piccoli intoppi sul lavoro e delle liti con la mamma che non ti vuole mai accompagnare.
…e a te, che sei andato a raccogliere su quel pezzo di asfalto qualcosa che lei ci aveva lasciato e che era sfuggito a tutti. Tu ne conoscevi l’esistenza e l’hai cercato per giorni fino a trovarlo, quel laccetto con un cuoricino che lei portava al collo e che invece tu ora porti al polso.
…e a me che quel giorno mentre in ospedale giocavo con te, sul letto perchè non ti potevi muovere,con lo splendore dei tuoi tre anni e mezzo mi hai detto:io non voglio fare il viaggio che mi dice la mamma, io voglio stare sempre con te!Grazie Francesco, sono certa che sei tu che dal quel giorno sei rimasto sempre con me!Un abbraccio forte a tutti e un invito a lasciarvi guidare da me a ritrovare la strada per poter tornare ad abitare nei vostri cuori.

Luciana orsatti

8 Risposte to “Quando i cuori diventano disabitati”

  1. Rosa ha detto:

    Mi lascerei guidare da lei dottoressa, ma non è proprio possibile , lei è a Pescara e io in un piccolo ,sperduto paese della Calabria.Ho perso un figlio di 36 anni e mi aggrappo alla preghiera ma non mi basta….la saluto e la ringrazio per tutto quello che fa per tanti genitori come me….

  2. Rosa ha detto:

    Cara dottoressa Orsatti, è passato un’anno e 4 mesi da quando ho perso mio figlio e sto sempre allo stesso modo:quasi in uno stato confusionale specie al mattino ossia il momento in cui prendo coscienza di ciò che mi è accaduto,stato che si protrae fino a tardo pomeriggio quando comincio ad essere un po’ più lucida e un po’ meno ansiosa e agitata.So che mio figlio non tornerà più e tuttavia non riesco a pensare a questo perché ogni volta che dico a me stessa che devo farmene una ragione devo subito dire altresì,a me stessa,di smettere di pensare.Sono imprigionata da una morsa di dolore,ma voglio che questo dolore non mi lasci perché sarebbe come non essere più attaccata a mio figlio.non ho interesse per niente e per nessuno ,il mondo e quanto contiene per me non esistono e io mi sento inutile sempre tranne nei momenti in cui riesco a pregare per i vivi ,per i defunti e per me.Il mio pensiero è fisso al figlio che non c’è più e che vorrei abbracciare almeno un’altra volta ancora e al quale vorrei dire che lo amo più di me stessa così come vorrei che lui mi dicesse se sa di tutto il mio immenso amore per lui.MI Dico che non sono l’unica mamma ad ad aver perso un figlio ma non per questo la mia disperazione si quieta anzi,a tutto il mio malessere,si aggiunge la tristezza di sapere che troppe altre mamme versano nella mia stessa condizione….grazie dottoressa,per l’opportunità che da a me e ad altri di dare sfogo a quanto tormenta i nostri animi agitati,concitati e stravolti,anche se non basta una breve epistola per poter tirare fuori tutto il vuoto,il buio e il fuoco che ospitiamo nel corpo,nella mente e nello spirito.UN GRANDE ABBRACCIO DOTTORESSA E GRAIE ANCORA 🌹

  3. Cara Rosa, sono davvero commossa da quanto scrivi,il dolore che traspare dal racconto mi arriva in pieno insieme ad una rinuncia silenziosa ma davvero forte a voler ricevere qualsiasi tipo di aiuto Io però non ci credo, tu sei troppo intelligente per poter essere convinta di questo e perciò mi ringrazi. Io non faccio niente, le “epistole” come le chiami tu sono pensieri che raccolgo dai vostri racconti e che mi fanno penetrare nelle profondità delle vostre anime. E’ vero sono lontana ma pure se stessi vicina sarebbe la stessa cosa, diresti lo stesso che non ti posso aiutare. E’ vero, nessuno può aiutare una mamma che ha perso un figlio. Si diventa vuoti e si va avanti come marionette. Ma in tanti anni di esperienza ho imparato che si può sempre far nascere qualcosa intorno ai bordi di quel buco nero dentro in quale è scomparso tuo figlio.Riscopri qualche tuo interesse, e comincia a fare qualcosa di nuovo. Poi cerca uno psicoterapeuta che si occupi di lutto possibilmente,e fatti aiutare, almeno per un po’. Vedrai che le cose andranno meglio e il macigno che ha chiuso il tuo cuore diventerà più leggero. Fammi sapere, ti prego, perché io ti voglio bene. Baci

    • Rosa ha detto:

      Cara dottoressa,io non mi riferivo certo ai suoi scritti con i quali lei è ben capace di tirare fuori quanto si nasconde negli animi persi di noi genitori che non abbiamo più la speranza di poter rivedere i nostri amati figli su questa terra,mi riferivo invece alla mia incapacità di descrivere ,affidando ad una lettera,tutto ciò che vivo e tutto ciò che sento.Per non essermi espressa bene voglia lei accettare le mie scuse e grazie assai Pe avermi ,innanzitutto,risposto e poi per i consigli e le parole di affetto.Per il momento mi tengo stretta questo dolore,poi vedrò,non so ancora cosa farò.Grazie dottoressa Orsatti.

  4. Cara Rosa, no no io ho capito benissimo ciò che volevi dire, ti sei espressa molto bene ma il fatto è che chi ha perso un figlio ha un dolore così profondo che è difficile che qualcuno possa avvicinarsi nel modo giusto. Va tutto bene, nel senso che so quanto sia irraggiungibile il tuo dolore. i miei sono tentativi per cercare di aprire uno spiraglio nel buio che avvolge il vostro cuore e farvi ricominciare a vedere, sia pure a fatica, se non altro per chi vi sta intorno. Sei tenera e commuovente quando dici mi tengo stretto il mio dolore, perché sai quello è l’unica cosa che ti rimane di tuo figlio.Non voglio dirti altro, ma se ti va qualche volta di parlarmi io ci sono. Baci

  5. Rosa ha detto:

    Grazie dottoressa,per la sua disponibilità ,per la sua generosità e per l’affetto,io so che lei ha pienamente ragione quando mi consiglia di farmi seguire da un buon professionista..so di avere bisogno di uno psicoterapeuta,ma ne vorrei uno amico ,uno con il cuore in mano come lei e con la residenza abituale proprio qui nel luogo dove abito io,perché io no riesco a spostarmi ne ci sono idonei mezzi di trasporto perché io mi possa recare altrove.Un abbraccio ,dottoressa Orsatti.

  6. Cara Rosa, non perdere mai la speranza. Cercalo ogni giorno, con il cuore e con la mente, vedrai che ti si presenterà una occasione per essere aiutata che tu non avresti mai immaginato.Baci

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