Pasqua 2020

Ti prego Pasqua, dicci chi siamo. Non ci riconosciamo più eppure fino a ieri eravamo amici, ci parlavamo,ci raccontavamo le cose e riuscivamo anche a ridere. Ma ora cosa è successo? Sei arrivata tu, come ogni anno ma non abbiamo potuto fare come ogni anno. Oggi no, chiusi in casa, l’uno di fronte all’altro, ogni viso è lo specchio dell’altro. Nudi, con le nostre fragilità scoperte, gli abiti, quelli della festa, quelli della finzione sono stati tagliati fuori come una scena di un film che non piace. La porta da infilare per ripararci al cimitero e piangere le nostre miserie, è sbarrata. Non si esce, oggi siamo solo noi e soprattutto io e te. Non ti riconosco, ma da quanto tempo hai i capelli bianchi? E quei solchi ai lati del tuo antico sorriso che mi aveva conquistato a prima vista? Oddio cosa abbiamo fatto in questi anni? Abbiamo vissuto una vita sbagliata? Eppure eravamo riusciti a ricostruircela a modo nostro senza sapere che le fondamenta affondavano sulla sabbia. E’ bastato poco perchè quel vento impetuoso ci riportasse indietro a quel giorno e a sbarrarci ogni tentativo di fuga dalla realtà. Costretti da questo silenzio minaccioso a guardarci negli occhi e a leggere quanto male ci siamo fatti. Tu, messo alla porta perchè accusato di non esserti adoperato abbastanza per la salvezza di tuo figlio. Tu che cercavi di spiegare ma io, ferita a morte, ti puntavo il dito contro, tutta era colpa tua, la ragione la cercavo nelle pieghe dell’impossibile ma alla fine te la sbattevo davanti. Non mi sono mai accorta che quegli occhi azzurri erano diventati grigi e quella promessa?..nel bene e nel male, nella salute e nella malattia…Cancellata, dimenticata, ora dovevo solo lottare per ridare dignità a mio figlio, per riabilitarlo agli occhi di tutti, dopo quel gesto sconsiderato che aveva fatto, o dopo quella malattia che sicuramente era sopraggiunta perchè non avevamo vegliato bene su di lui.E tu non sempre ce l’hai fatta, eppure mi avevi avvertita” forse era meglio che fossi morto io…” ma sì era meglio, non avrei avuto questo dolore e invece quanto mi sei mancato! Quanto ti ho rimpianto e quanto mi sono pentita dei lividi che ti ho fatto sull’anima. Tu non ti sei mai lamentato ma un giorno sei sparito. E oggi noi qui a ricominciare tutto daccapo. Da quel silenzio di un nero profondo che ci aspettava a casa dopo la sepoltura, oggi ne ho risentito il sapore e non è stato per niente bello.Quei camion carichi di bare che sfilano per quella strada nella notte ci hanno riportato ad un punto dal quale dobbiamo ripartire, con coraggio e dignità. Giro la sguardo: porte chiuse, eppure ci sono, sono due e sono i nostri figli. Hanno detto che loro si sono saputi organizzare, hanno il loro bel da fare tra quelle quattro mura. Ecco per loro questa quarantena non è un problema, sono in quarantena da quel giorno e noi non ce ne siamo accorti. Questa Pasqua senza uova e senza sorprese, senza finti nastri e fiori di carta ci amminisce a stare zitti, a rimanere in casa in compagnia di noi stessi, quelli veri però.
Luciana Orsatti della “Stanza del Figlio”

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