Cari amici, voi che con tanto interesse e gratitudine mi seguite da anni, voi che cercate nelle mie parole qualcosa che possa lenire il vostro dolore più profondo, atroce e inenarrabile, sì proprio voi e solo voi avete pianto oggi. Ne sono sicura e mi unisco a voi. Tanti ragazzi e tante vite gettate letteralmente in mare, a colorare di rosso quell’azzurro innocente e pieno di speranze, tante responsabilità rimpallate a destra e a manca per riempire gl…i schermi! Ma che ne sanno loro!. Solo voi avete pensato: chissà se vedendo la morte che andava a ghermirli, terrorizzati, soli e senza risorse avranno chiamato la loro mamma!Voi pensando al figlio che avete perso in altre circostanze ve lo siete chiesto tante volte, quando non avete avuto la possibilità di stargli vicino in quel momento. E, sono certa, lo avete pensato anche oggi e questo vi fa onore. Solo voi potevate fare questa considerazione. Quante volte mi avete raccontato…e se mi ha chiamato e io non c’ero perché quel pirata della strada l’ha travolto ed è scappato? E se mi ha chiamato e pur vedendomi io non sono potuta andare perché c’era quel vetro maledetto della rianimazione che mi ha impedito di raccogliere l’ultimo suo desiderio che era quello di avermi accanto? E quante volte voi papà mi avete raccontato tra le lacrime di non avergli potuto dire quanto gli volevate bene e dargli quel bacio che per ritrosia non vi eravate mai spinti a dargli? Oggi migliaia di genitori si fanno queste domande mentre i tg e i dibattiti vanno avanti ad oltranza! Che squallore, credetemi!” Bisogna cercare i responsabili e punirli con pene certe e severe!” Ma che dicono? Io la pena certa e severa per i responsabili di tanto scempio ce l’ho bene in mente e vorrei tanto che come nelle favole qualcuno mi ascoltasse, e anche se sono adulta nelle favole ci credo ancora per cui la propongo: Un mese agli arresti domiciliari! Così poco? Devono essere condannati a vivere un mese presso una famiglia che ha perso un figlio, respirare la loro stessa disperazione, alzarsi ogni mattina e andare al cimitero e sentire le parole dei genitori mentre toccano quel marmo freddo” ma che ci fai lì? perché non esci e torni a casa con noi?Ma si può sapere dove sei andato ad abitare?” Poi tornare a casa e vivere quel silenzio drammatico e il rito straziante dell’andare a letto. Ognuno prende qualcosa che apparteneva al figlio da portarsi al letto così da avere l’impressione di non averlo lasciato solo. Anche lui deve prendere qualcosa, e questo gli sembrerebbe troppo, ma lo deve fare, fa parte della pena da scontare. E poi anche quando riesce a prendere sonno entrare nei sogni dei genitori, nei loro incubi più cupi! Questa sì che sarebbe una pena certa e la più efficace!
Con grande affetto Luciana Orsatti