Nella cantina dell’anima!

Oggi è un giorno di festa e per tradizione si prepara l’albero di Natale! Non c’è pensiero più angosciante di questo per una famiglia che ha perso un figlio. Da quel momento sembra che tutte le luci si siano spente e si cammina al buio, pure a casa propria, si fanno le cose come gli automi, sempre le stesse, sempre uguali. Fin dai primi di dicembre, quando la città comincia ad accendersi, cresce l’angoscia nei cuori di queste famiglie.
” Come si può sopportare tutto questo clamore, tutta questa gente che entra nei negozi per comprare regali, come si può, ma non sanno che a me fa male, che io sto piangendo perchè nella nostra famiglia c’è un posto vuoto?”
La gente…non può sapere, la vita scorre sempre incessante e le lacrime di queste famiglie restano nel privato di una casa.
Come ogni anno in questo periodo anche sabato scorso quando ci siamo riuniti per il solito gruppo, qualcuno che ha avuto il lutto più recente si è fatto coraggio e ha chiesto:” Ma voi l’lalbero lo fate?” La maggior parte, quelli cioè che da tempo si stanno facendo aiutare, ha risposto sì ma ha anche parlato delle difficoltà che hanno incontrato.
” Non è stato facile, ma quando la dottoressa ci ha raccontato quello che i nostri figli e anche i nostri mariti pensavano di noi a riguardo, mi sono sentita una scossa e mi sono svegliata. Ho chiesto a mia figlia:che dici, facciamo l’albero? E lei ha scritto su fb: finalmente dopo quattro anni a casa mia si torna a respirare l’aria di Natale”
Appunto..le voci dei fratelli, che per due anni, settimanalmente ho raccolto.
“Io non capisco perchè a casa mia non si festeggia più niente. E’ vero, è morto mio fratello, ma io sono vivo, non conto niente? Allora devo pensare che sarebbe stato meglio che fossi morto io al posto suo?Io ci sono e questo i miei genitori non vogliono capirlo. Mi guardano, mi trapassano con lo sguardo e vanno avanti. Al cimitero hanno allestito un presepe e un piccolo albero, hanno chiamato pure l’elettricista per rendere più bella la rappresentazione. Ma a casa? Non si sa dove andremo a mangiare, io voglio restare a casa mia, come prima e voglio risentire l’atmosfera di prima!”
” A Natale, dice un papà, ricaccio indietro l’angoscia che mi si accumula alla gola e cerco di convincermi che sì è un Natale diverso, ma pur sempre un Natale! La figura di mia moglie mi sgomenta, una marionetta che recita bene la sua parte e lo smarrimento negli occhi dei miei figli mi paralizza. Ma allora è tutto finito? Mia moglie mi rifiuta come marito, e questo mi fa soffrire tanto e qualsiasi iniziativa io prenda lei la smonta solo con lo sguardo. A volte penso che lei avrebbe preferito che fossi morto io al posto di nostro figlio e spesso me lo ha detto apertamente…”
Cari genitori, potrei continuare ancora a raccontarvi episodi di questo genere ma voi li conoscete già solo che non ce la fate a cambiare di una sola virgola quella vita..di prima. Ma vedete, anche l’anima, come ogni casa che si rispetti ha una cantina. Lì noi racchiudiamo con lucchetti a doppia mandata, tutte le cose che ci disturbano, quelle che ci fanno soffrire e anche i nostri sentimenti, quelli più scomodi da gestire:la rabbia innanzitutto, il risentimento verso una vita che a nostro parere è stata ingiusta e simbolicamnte anche gli oggetti, quelli che da quel giorno mai più vorremmo che si ripresentassero ai nostri occhi. Tra questi oggetti c’è anche quell’albero di Natale che una volta non vedevate l’ora di riportarlo su e addobbarlo. Ebbene, è arrivato il momento che vi fate coraggio, e dopo aver visitato la cantina della vostra anima, scendete nella cantina della vostra casa, dove sotto cumuli di robe, giace quall’albero che invece reclama di essere riabilitato,usato e illuminato.
Il compagno della signora che aveva posto quella domanda al gruppo alla fine ha detto:” Domani scendo in cantina e prendo l’albero. Sa dottoressa ce ne sono tre, il primo piccolo perchè eravamo appena sposati e la casa era piccola, poi c’è quello di quando abbiamo cambiato casa, e poi c’è quello di quando eravamo tutti, anche Silvia. Prederò quello più grande ….”
La moglie rimane in silenzio, pensirosa ma l’indomani molto presto, tanta era l’urgenza di comunicarmelo, mi manda un messaggio:”Ieri sera a cena ho chiesto a mio figlio quello di quindici anni che ne pensava se quest’anno avessimo fatto di nuovo l’albero”. “Ottimo” mi ha risposto, mentre il suo viso diventava tutto rosso per l’emozione.
Un abbraccio carico di comprensione.

Luciana Orsatti

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