” Mia moglie mi rifiuta!”

Non c’è niente che si possa nascondere dietro questo titolo o che possa essere frainteso. L’espressione è sintetica e cruda, essenziale e inappellabile. Quando sento pronunciare queste parole da un papà che ha perso un figlio ho l’impressione di essere colpita in volto da una raffica di schiaffi tanta è la rabbia che si cela dentro ogni sillaba e tanta è l’amarezza mista a sconforto che le ricopre.Ma perchè? E che ne è stato di quel letto che all’apparenza è rimasto intatto e al suo posto ma che una volta accoglieva due amanti e che ora ospita ogni sera due dolorose solitudini? Eppure quante volte la coppia era stata in crisi ma quel letto alla fine riusciva a ricucire gli strappi, a smussare gli angoli, ad allentare le tensioni e ad avvicinare due mani che si erano allontanate e a intrecciarle di nuovo in un gesto che voleva dire”sì, siamo sempre noi, insieme!”. Poi è successo qualcosa, un ciclone ha colpito la famiglia, è entrato di prepotenza scompigliando tutto, facendo tremare perfino le fondamenta della casa, spegnendo la luce e spostando i mobili, violento oltre ogni umana immaginazione. Poi silenzio, un silenzio assordante e nero, nessuno era più quello di prima, ognuno aveva una ferita che non si vedeva dall’esterno ma c’era e sanguinava dentro.Il papà è quello che per primo cerca di rimettersi in piedi, lui è sempre il capofamiglia e deve provvedere ad aver cura di tutti i membri della tribù. Guarda con apprensione la sua compagna, ne sente la disperazione in ogni fibra del suo essere ma non può avvicinarsi, lei lo rifiuta, lei piano piano si crea un suo mondo al centro del quale mette suo figlio che quel ciclone ha portato via per sempre e sembra che nulla più abbia importanza per lei. Lui per un pò la ricopre di dolcezze e comprensioni oltre naturalmente a tirare le fila di tutti i bisogni della famiglia, pagamento delle bollette compreso.Poi un giorno si rende conto che lui non ha perso solo un figlio ma anche la sua compagna. La sua logica non l’ammette:il figlio, è vero, non c’è più e lui ne piange l’assenza in ogni secondo del suo respiro ma la moglie è lì, vicino a lui, anche se lo ignora. Fa un maldestro tentativo di avvicinarsi proprio contando sulle proprietà magiche di quel letto che tante volte li aveva riavvicinati. Ma questa volta è diverso, viene respinto senza tanti complimenti e lui comincia a temere che i loro rapporti hanno finito di esistere. Ma non si perde d’animo e dice” ma allora tra noi tutto è finito? La risposta affermativa lo paralizza, non può essere vero, ma che c’entra? Che le ho fatto? Piange il papà mentre si gira dall’altra parte e fa finta di dormire e piange la mamma ma ..per un altro motivo. “Io vorrei abbracciarla e stringerla a me, vorrei che insieme potessimo piangere quel figlio ma nello stesso tempo vorrei poter continuare ad essere il suo compagno di sempre”. Perchè mi viene negato?La mamma dice solo che non ha voglia e di lasciarla stare ma i motivi sono altri e sarebbe opportuno che la mamma ne venisse a conoscenza, nelle sedi opportune, come per esempio in un gruppo.La mamma pensa che siccome suo figlio è morto e non può godere più dei tanti piaceri che la vita aveva in serbo per lui, anche lei se li deve negare, nemmeno lei può accedere ad un dimensione che non sia di privazione e sofferenza.Provare piacere sarebbe come tradire suo figlio. E’ come quando in famiglia al figlio grassotello che si deve mettere a dieta ma non intende farlo, tutta la famiglia “si sacrifica” e il menù è uguale per tutti. Ma vi rendete conto che non è la stessa cosa? Che è assurdo ragionare così? La mamma avverte che il suo comportamento stona da qualche parte, lo vede soprattutto nello sguardo dei figli rimasti che si chiedono cosa sia successo ai loro genitori dopo la morte del fratello.Allora rovista nelle tasche nascoste della sua anima, alla ricerca di qualche motivo che possa screditare suo marito ai suoi occhi e giustificare il suo rifiuto.” …perchè non è stato capace di trovare una cura adatta per la sua malattia? E’ sempre riuscito in tutto e perchè per il figlio no? E poi perchè ha manomesso un pò il motore del suo scooter per farlo andare più veloce…sembravano due bambini, non sapeva che lo stava uccidendo? E poi tutta quella severità per i compiti e per gli orari,non lo ha fatto campare, ecc ecc”

Care mamme, riprendete per mano il vostro compagno, che non ha nessuna colpa se non quella di non aver mai smesso di amarvi e toglietevi dalla mente quel fastidioso pensiero che cercate di ricacciare indietro ogni volta che si ripresenta perchè anche voi lo considerate assurdo”…se non lo avessi incontrato e amato, non sarebbe nato mio figlio e…non sarebbe morto.Anche questa volta è tutta colpa sua!”

Un abbraccio a voi genitori coraggiosi! Luciana Orsatti della “Stanza del Figlio”

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