Ma…..quello era mio figlio!!!!!

No, non è possibile, non ce la posso fare. Mio figlio è morto, ogni cosa intorno a me me lo racconta. Quante voci, quanti discorsi, quanti timidi accenni e io capisco subito, perchè l’ho sempre saputo, da quel giorno, anzi prima di quel giorno quando nessuno sapeva e le voci intorno a me tacevano. I frutti erano sugli alberi, il vento soffiava e la sua voce era solo melodiosa; invece una parte di me, quella più profonda e nascosta sapeva già.Si trattava solo di attendere e cercare di tenere a bada quel tremolio che si impadroniva delle mie mani.Poi è arrivato quel giorno, anzi quell’ora e quel minuto, quella frenata improvvisa, quel camice bianco che apriva l’uscio di una stanza senza più pareti e soffitto, quel fischio del treno, quel volo dal viadotto.Tutto finito, tutto buio, tutto silenzio. E invece no, niente è finito, perchè quello era mio figlio!Ed io continuo a proteggerlo, ad onorarlo, a vegliare che nessuno possa offenderlo.Ma come si fa? La vita cammina, i mesi si rincorrono e viene il giorno in cui la sua compagna decide di riprendersi la sua vita, di andare avanti, anche perchè lei intende ricomporre la famiglia, forse per i suoi bambini o forse perchè si è di nuovo innamorata.Ma come, non ti ricordi quanto lui ti ha amata? La nascita dei bimbi poi mi faceva sentire in una botte di ferro. Ecco la famiglia di mio figlio, e lui è il capofamiglia. Che gioia, che orgoglio. Ora come puoi farmi questo tradimento?Ma te lo devo ricordare io che lui ha avuto quell’incidente proprio perche ti stava mandando un messaggio, quello del buongiorno, perchè è uscito in punta di piedi per non svegliarti? E quei bimbi, ci pensi cosa provano quando vedono che a dormire vicino a te c’è un altro uomo? Sono distrutta, sono arrabbiata, vorrei tanto stringere a me mio figlio e consolarlo e dirgli, dai non te la prendere, sono cose che possono succedere. E invece no, non devono succedere, io non voglio.Mi sento dire” dai, non fare così, lei è ancora giovane, ha diritto a rifarsi una vita. E poi quei bimbi hanno bisogno di una figura paterna che faccia da guida”. Io lì per lì mi calmo, forse condivido pure, il ragionamento è corretto ma un attimo dopo la ragione viene spazzata sotto l’incalzare dei sentimenti: il cuore è ostinato, dice no e basta.Dentro di me c’è una lotta che non troverà mai tregua, perchè quello continuerà ad essere sempre mio figlio, non ci può essere spazio per nessun altro. E allora mi attende un inferno che mi sembrava di aver già conosciuto, ma mi accorgo che è peggiore.Mi apposto ad un angolo di strada per controllare chi va a riprenderli a scuola, se lei o un altro e quando scopro che l’altro era il miglior amico di mio figlio divento una statua di marmo, piantata li, senza anima.Non c’è ragione che tenga nemmeno quando mi dicono” ma vedi, in fondo è meglio così, i bimbi già lo conoscevano, per loro non sarà un trauma” E’ vero, tutto vero ma il demone della rabbia che mi acceca mi suggerisce” E se la loro relazione fosse incominciata prima che mio figlio morisse? Se lei lo tradiva già? E se lui lo sapeva e taceva per non sfasciare la famiglia?” Se c’è una strada che porta alla pazzia, ormai lo so, è questa! Ho tanta voglia di piangere, spero che le lacrime facciano da tergicristallo e spazzino via tutti questi pensieri che solo un grande dolore può partorire.

Testimonianza raccolta da Luciana Orsatti nella “Stanza del Figlio”

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