La solitudine è seduta sul divano

La trovo già lì, è arrivata senza far rumore, gli abiti di settembre, gli occhi dolcemente spalancati su un baratro,la voce presa a prestito quel giorno, quando si è resa conto che la sua era diventata muta, per sempre!Viene da lontano quella solitudine, perchè il suo compagno, l’altra parte della sua solitutine, è in ferie e l’ha accompagnata a visitare la mia “stanza”.E’ sola, anche il compagno è solo ma tra la gente, in strada.Racconta, racconta chilometri di parole con quella voce non sua, fa mille domande, le stesse che sento ogni giorno gridare dai genitori come lei, ma non aspetta nessuna risposta da me, va avanti, tanto lo sa già che le risposte, quelle risposte, non arriveranno mai.Le mani raccolte in grembo tremano appena, ogni volta che pronuncia il nome del figlio, mentre il cuore, messo forzatamente in gabbia prima di partire, batte contro le sbarre, come un prigioniero ingiustamente condannato e la stanza si riempie di un silenzio assordante.Ad un tratto alza gli occhi verso un meraviglioso tramonto di settembre. Da qui si vede il tramonto, mi dice e poi zittisce, come per riprendere fiato. Non ce la fa a continuare ma deve, è venuta per questo, per dirmi che dentro di lei tutto è al tramonto, tutto sta per nascondersi e scomparire dietro una collina, lì dove hanno piantato una lapide che lei non vuole riconoscere se non fosse che sa leggere e il nome le è familiare.Il tramonto di un progetto di vita, carico di aspettative e di speranze,il tramonto di tanti mattini felici senza un motivo, il tramonto di una tavola imbandita per quattro, del colore dei fiori, dei profumi delle stagioni, dell’odore di una maglietta appena comprata, di un libro ancora da sfogliare, di un regalo che attende di essere scartato.Il tramonto dei tanti cosiddetti amici che prima le riempivano la casa e ora sono scomparsi, di cui lei non trova più traccia e non li cerca, non può, non ce la fa, e poi sembrerebbe chiedere loro qualcosa che non si sentono di fare, perciò meglio fuggire.Infila la porta la solitudine e scompare, silenziosa e trasparente,così come era arrivata, lasciandomi il rammarico di non aver fatto niente per lei, nemmeno una parola. Ma a distanza di pochi giorni mi arriva un biglietto”Con gratitudine, per una associazione che sa essere vicina a chi soffre”La solitudine di settembre ci ha dato una lezione di vita: non fuggiamo da chi soffre, si può essere di auto e vicini anche senza parlare, lasciando che sia il cuore a farlo!
Luciana Orsatti dalla “Stanza del figlio”

2 Risposte to “La solitudine è seduta sul divano”

  1. Tino Sebillo scrive:

    Buongiorno Luciana come sempre le tue parole sembrano cucite addosso a noi genitori orfani, tutte le senzazioni tutte le sfumature combaciano pari pari alla realtà che stiamo vivendo.
    Grazie per quello che ci trasmetti facendoci sentire meno soli in questa vita che ci ha inflitto una condanna così dura e crudele.
    Tino papà di Alessandro

  2. Caro Tino, non so come esserti grata per quello che scrivi. Hai ragione, la tua, la vostra è una condanna a vita senza possibilità di appello. Un figlio perso è perso e basta. Poi ci si fa aiutare, ci si deve fare aiutare per continuare a vivere una vita che non sia inutile, perché niente deve essere inutile di ciò che si fa sotto questo cielo. Sei un papà coraggioso e sono sicura ad Alessandro avrai regalato tante belle cose di cui devi essere fiero. Se ti va continua a scrivermi, magari utilizzando la mail. Ti abbraccio forte e ti voglio bene. Luciana.

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