La grandinata di giugno!

Sara sente che quello non è un giorno come un altro. Giugno di colpo si è incupito e la grandine scende violenta. Batte sui vetri, sul giardino fiorito del condominio ma soprattutto batte dentro di lei. Ogni chicco un rimbombo sordo che la fa trasalire. Sara è inquieta e si siede su quella poltrona vicino al divano, dove si mette sempre da quando è rimasta sola, da quando ha perso il suo unico figlio.Già, si dice “ha perso” perchè vuol dire che se ci si impegna lo si potrebbe anche ritrovare, mentre detto altrimenti toglierebbe ogni speranza e farebbe traballare pericolosamente il già difficile equilibio che riusciva a imporre ai suoi giorni.Si concentra sul rumore della grandine, su quello scandire ritmico, ci si immerge per impedire ad altri pensieri di affacciarsi e si lascia andare, si abbandona a quel ritmo che dopo un pò le sembrra si trasformi in un alfabeto morse, che lei può decifrare. Si mette all’ascolto Sara, seduta su quella poltrona, come quel giorno quando tutti e due dopo il caffè erano andati a sedersi. Non ricorda cosa si erano detti ma non si perdonerà mai di essersi appisolata sia pure per poco. Quando riapre gli occhi suo figlio non c’era, lei non lo cerca subito e che bisogno c’era? Mica era un bambino da guardare a vista.E invece non lo cerca perche il suo cuore di mamma già sa.Non si era allontanato molto, era nella sua stanza a pochi metri da lei. Perchè? Perchè mi sono addormentata? Se non mi avesse colto il sonno lui starebbe ancora con me. Sara sa che non è vero ma ci vuole credere, deve trovare un colpevole. Poi il ricordo si interrompe e si concentra sui ticchettii della grandine. E finalmente come se quel rumore rimico e continuo l’avesse tranquillizzata lei può ascoltare ciò che il figlio le ha detto mentre lei dormiva, quali sono stati i suoi ultimi pensieri.” Come sei bella mamma, chissà quante volte te l’ho detto ma oggi sei stupenda. Il tuo viso così sereno mi trasmette tanta forza, la tua testa appena reclinata perchè ti sei abbandonata al sonno mi dice anche ce la posso fare. Tu lo sai che mai e poi mai avrei voluto darti un dolore simile ma non puoi immaginare quanto io stia soffrendo. E’ da anni che la mia vita, quel dono che tu mi hai fatto con tutto il tuo amore, si è trasformata nel mio peggior tiranno.Tu non hai nessuna colpa e se in questo momento sto piangendo è perchè non so se un giorno riuscirai a capirmi e perdonarmi.Ho rignraziato il cielo che mi ha concesso di rimanere un pò solo con te, a guardarti, ne avevo bisogno, tu sarai il mio ultimo pensiero e tu avrai fatto il tuo ultimo miracolo di mamma: a tua insaputa mi avrai aiutato ad otrepassare quella soglia e a riprendermi le ali che mi spettavano da sempre.Ti sarò sempre vicino. Ti voglio bene!” Sara esce dal torpore e si sente sollevata:finalmente ha potuto ascoltare col cuore, con la la complicità della grandine, l’ultimo racconto che suo figlio le avava regalato.Era un addio, sì, ma dolce e forse da quel giorno il suo animo avrebbe trovato un pò di pace.

Luciana Orsatti della “Stanza del Figlio”

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