Il caffe’ di Brunella

L’abbiamo lasciata anni fa,alla fine del suo persorso,dopo valanghe di fine settimana in cui si presentava puntualmente ad elaborare il suo lutto insieme ai suoi compagni. Dignitosa, composta, coraggiosa, non si risparmiava in niente nemmeno quando si trovava a dover descrivere quei terribili momenti della sua vita, quegli atroci ingorghi di sentimenti che le ostruivano la gola e le paralizzavano il pensiero. Lei ce l’ha fatta sempre, pur con difficoltà a raccontare la storia di quella sua figlia che un giorno si è ammalata di un male difficile da diagnosticare perchè appartiene all’anima e non al corpo. Brunella ha capito subito che il suo aiuto era prezioso,insieme naturalmente ai farmaci necessari, ma che purtroppo non le garantiva la guarigione della figlia. Ma testarda da far paura ha deciso che non avrebbe mai mollato.Quando si accorge che la malattia di sua figlia sta prendendo il sopravvento su di lei, prende un borsone,lo riempie del necessario e “fugge” a ripararsi insieme alla figlia in quell’appartamentino quasi in riva al mare che lei, la ragazza, aveva sempre amato. Qui sole, lei e lei. Ognuno nella sua stanza ma con la comunicazione sempre aperta. Quale? Quella che una mamma possiede e riaccende quando un figlio è in difficoltà. Lei si sistema alla meglio ma l’importante è mettere una sedia e un tavolinetto su un piccolo ballatoio tra le due stanze, dove sua figlia uscendo dalla sua camera deve passare. E’ stata la sua postazione per tanto tempo. Non era una forma di “spionaggio” no, mai, l’amava troppo, ma un gesto di amore che solo una mamma che “sa” può concepire nella sua mente. Sul tavolinetto staziona sempre notte e giorno un thermos di caffè bollente, che negli ultimi tempi era la sola cosa che sua figlia gradiva ingoiare.Quando Brunella facesse il caffe o quando andava a dormire non è dato sapere, a noi arrivava l’impressione che lei si fosse organizzata in un certo modo e questo ci bastava.Passano i giorni, sale naturalmente l’angoscia, ma lei non si sposta, fin quando la figlia esce dalla stanza per il caffè vuol dire che c’è.Quella notte però il thermos rimase intatto e due cuori si fermarono contemporaneamente, uno per sempre, l’altro pure anche se faceva finta di funzionare.E così, dopo il suo difficile ma anche bellisimo percorso di elaborazione del lutto, Brunella scompare. Succede sempre così: quando si finisce un percorso, si va via, senza salutare, perchè in un gruppo che funziona bene non ci sono ostacoli nè etichette che stanno a sugellare qualcosa.Si va via e basta perchè ogni componente del gruppo sa quando qualcuno ha finito il suo percorso, lo sente.Passano diversi anni, i genitori si avvicendano,la stanza sempre piena di nuove storie o di vecchie storie da ripulire e rimettere in piedi,finchè un giorno ci accorgiamo che c’è Brunella, la quale è entrata e si è accomodata come se non fosse mai andata via. Nessuno le fa una domanda, come del resto è prassi:la prima volta che si presenta qualcuno lo si lascia osservare e ascoltare. Non si deve sentire in imbarazzo e soprattutto deve essere poi libero di decidere se tornare o no.Brunella torna anche il sabato successivo, prende parte alle discussini del gruppo,apporta i suoi contributi come aveva sempre fatto finchè qualcuno non le chiede apertamente”Ci fa piacere che sei di nuovo con noi, ma come mai? E’ successo qualcosa? E lei” Sì, pochi mesi fa ho perso mio fratello, ed ora non ho proprio più nessuno. Sono andata avanti per un pò utilizzando tutto ciò che avevo appreso in questa stanza ma una mattina mi sono detta” Va tutto bene ma io in questo momento ho una gran voglia di famiglia. E la mia famiglia siete voi! Appena avrò fatto il pieno riprenderò il mio cammino”.

Luciana Orsatti della “Stanza del Figlio”

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