E la chiamano estate…questa estate senza te?

” No, non può essere, è tornata l’estate, il caldo, la luce e lei non c’è. Come si può iniziare una gornata così? Eppure ieri mi sono fatta forza, vedevo le file di ombrelloni colorati sulla spiaggia proprio dal mio balcone dove mia figlia studiava per gli esami fino a due mesi fa. Ce la devo fare, mi sono detta, a lei piaceva tanto il mare, perchè non posso onorarla almeno con la mia presenza sulla spiaggia? Il costume…no quello non va bene, è troppo colorato, mi potrei mettere uno dei suoi ma chi lo apre quel cassetto? Chi ci rientra in quella stanza? Alla fine indosso il mio, quello dell’anno scorso ma non mi guardo allo specchio.Arranco a fatica fino all’ombrellone, il più è fatto mi sono detta lasciandomi cadere sulla sdraio. Subito un capannello di gente” Che piacere rivederti, pensavamo che non venissi e questo ci sarebbe dispiaciuto molto. Ma tu sei forte, sempre curata, e allora ci facciamo il bagno insieme? Ho tante cose da raccontarti che mi sono capitate in questi ultimi mesi….. Ma vi rendete conto come la gente considera quello che ci è successo? Che ne sa che noi non vediamo più i colori, non sentiamo più gli odori, che siamo diventati automi, i fantasmi di noi stessi? La testa mi comincia a girare, cerco di resistere ma il mare era solo popolato da tante figure sempre però con lo stesso volto, quello di mia figlia, che nuotava, rideva, usciva ed entrava nell’acqua con quel sorriso contagioso. Mi sono sentita impazzire, non era quello il mare dove avevo immaginato di andare, forse quel mare è scomparso per sempre. Mi alzo, mi rivesto alla svelta e mi riavvio ” ma come già vai via? Perchè non ti trattieni e andiamo a mangiare qualcosa allo stabilimento, là dove andavamo l’anno scorso?”… L’anno scorso, e chi è l’anno scorso? Dove si è andato a nascondere?Ma la gente che ne sa, anzi non ne vuole proprio sapere del nostro dolore, si tranquillizza solo quando ci vede ben vestite e curate….e allora il brutto è passato, meno male ti vediamo bene, ci fa piacere. Bene? Io vorrei rispondere”Mbe allora ti auguro di stare bene come me, o almeno come tu mi vedi” ma non posso, non per educazione, no perchè io queste persone le vorrei prendere a schiaffi, tanta è la rabbia che provo a sentirle parlare in quel modo, ma perchè mi sono resa conto che proprio non capiscono, per loro il prossimo deve restare sempre ad una metro di distanza, guai ad avvicinarsi alla loro anima, non reggerebbero, o almeno non vogliono fare la fatica. Torno a casa, mio marito al mio fianco, muto e pensieroso, non ci scambiamo nemmeno una parola fino al pomeriggio. Verso sera una telefonata” ciao, ho saputo che sei stata al mare. Bene mi fa piacere, la vita deve ricominciare e voi lo state facendo benissimo, che ne dite se ci vediamo stasera lungo la riviera per un gelato?”A questo punto mi metto a piangere, mio marito mi abbraccia e le nostre lacrime ci bagnano la pelle e i vestiti. Siamo soli, quanto siamo soli, mentre a due passi da noi l’estate impazza, suoni , luci, colori, profumi e sapori ma….noi siamo soli, quanto siamo soli!”
Da una testimonianza raccolta nella “stanza del figlio” da Luciana Orsatti

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