E’ comunque sempre tutto sbagliato!

Oggi sempre più spesso i genitori scelgono di far cremare le spoglie del loro figlio. I motivi sono molteplici e profondi oltre che sempre insopportabilmente dolorosi. Quello di cui si parla di più è il fatto che così facendo loro non si devono muovere per uscire a far visita al figlio, d’inverno col freddo e con la sensazione di doverlo lasciare esposto alle intemperie o d’estate con il caldo afoso quando con il pretesto di innaffiare le piante “approfitto per fare una doccia a mio figlio, cosi non debba soffrire troppo”.Poi c’è il problema del papà, e degli altri figli, la mamma non si sente libera e avverte l’opposizione del papà che vorrebbe andare dal figlio da solo, senza testimoni che dal suo comportamento possano misurare il grado della sua disperazione. E gli altri figli? Hanno sentito dire che sarebbe meglio lasciarli liberi ma non è bello andare da soli, sembra che i fratelli si disinteressino e così alla fine la famiglia si ricompatta, senza aver detto neppure una parola, è una comunicazione muta, fatta di sguardi e di preghiere silenziose, di lacrime che appena appena si affacciano da qualche parte ma che poi subito battono in ritirata. C’è poi quella ragione più profonda e che quasi mai sale alla coscienza e di cui i genitori sono perciò inconsapevoli: avere un’urna a casa, con le sue spoglie, non li costringe ogni volta che vanno al cimitero a confrontarsi col dolore di altri genitori nella loro stessa condizione e che li inchioda ad una realtà troppo scottante, troppo devastante a cui non sempre si è preparati a resistere sia pure per una mezz’ora. E così di solito la mamma prende la decisione, il papà ne viene informato ma ” a puntate” e con molte precauzioni ma alla fine con la certezza che mai e poi mai potrebbe far cambiare idea alla moglie.Lei sa già dove collocarlo, ci ha pensato notte e giorno, l’ha tante volte messo e tolto col pensiero dalle varie stanze, nessuna è proprio quella giusta a pensarci bene, tutte hanno qualcosa che non va, sì perchè le stanze non sono adatte a contenere un dolore, una disperazione sia pure rivestita di velluto. E allora: nell’ingresso? No, è troppo alla portata di tutti, e non tutti sono degni di sapere su quale tesoro stanno buttando lo sguardo. Nella sua camera? Lì sarebbe proprio il posto giusto, si ritrova a casa sua, tra le sue cose,sì ma si sentirebbe troppo solo visto che in quella stanza i fratelli non ci vanno quasi mai anche perchè la mamma ha dato ordine che non devono toccare niente. In camera da letto dei genitori, in un anfratto ricavato dietro quel qualdro di Cristo, regalo di nozze, messo lì a proteggerli da ogni male ma che secondo loro non ha protetto bene? E allora no, via!!! La mamma ha anche pensato ad un piano B. Si è raccomandata ad un bravo artigiano per far costruire un mobiletto, dall’apparenza anonimo con quelle due ante così carine che all’occorrenza si aprono per mostrare il tesoro nascosto. E poi il mobiletto può essere spostato facilmente se non sta più bene lì.E finalmente, dopo una notte insonne e tormentata lei si alza e aspetta, poi apre la porta e senza preamboli o giri di parole perchè chi lo fa sa come è meglio fare si ritrova tra le braccia una sensazione, che non saprà mai definire, non un oggetto, qualcosa che la colloca in un altra dimensione mentre una forte vertigine l’avvolge. Ecco, il figliol prodigo è tornato, è tra le sue braccia,intanto l’amica è scomparsa, si è dissolta nel nulla mentre lei appoggia quell’urna lì,in quella culla che gli aveva preparato, non piange, non ce la fa, aspetta di sentirsi felice come aveva sempre sognato ma la felicità non ancora arriva. E’ triste, certo, la felicità non ha più posto nel cuore di un genitore che ha perso un figlio, ma lei ogni volta si trova a convincere il suo cuore a brandelli: vedi, è sempre con noi, lo possiamo accarezzare tutte le volte che ne sentiamo il bisogno, non siamo mai soli perchè in casa c’è lui che ci vede, ci osserva, partecipa a ciò che facciamo.Non sentirà più freddo d’inverno quando il vento gelido si intrufola tra i marmi in fila. Sì va tutto bene, ma la notte, quando le difese si allentano arrivano quei”tarli” del pensiero a tormentarla. Chissà se quell’anello che lui portava sempre è rimasto al suo dito ed ora è tra le sue ceneri.Le viene voglia di andare a scuotere l’urna per accertarsi se ci sia qualche rumore metallico. Oppure ” ma quanto è leggera quell’urna, eppure lui era alto quasi due metri…”La mente continua a macinare questi pensieri prima che lei crolli e si prepari ad affrontare un nuovo giorno. All’amica di sventura che le chiede lei risponde” ho preferito averlo sempre con me”. L’amica in un primo tempo la invidia poi ci ripensa e tra sè e sè dice ” No, non posso farlo “, io lo voglio ricordare integro, anche se sotto il vestito so bene che non c’era quasi più niente, ma quando vado a trovarlo lo immagino come era prima, con quel bel vestito che qualcuno aveva scelto per lui, intero e quasi pronto a riprendere vita. E poi come farei a restare ancora viva quando la disperazione mi prende e mi trascina giù giù in quel pozzo senza fine, tra le tenebre piu nere se non posso dire” ma che fai? Risali, torna a vivere, non lo sai che se lui non c’è è perchè è partito per un viaggio ma poi torna? Ecco se lo avessi in casa non potrei appigliarmi nemmeno a questa finzione e io ne ho bisogno.Insomma quando muore un figlio succede qualcosa di sbagliato e tutto ciò che i genitori si inventano per non morire è purtroppo sempre sbagliato!

Luciana Orsatti della ” Stanza del Figlio”

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