Che giorno è oggi?

Ma che domanda, che importa, è un giorno senza….giorno! Ma da quando? Da quel giorno? No da sempre, perchè quel giorno è stato talmente violento che ha azzerato la vita di prima.Non ti ricordi niente? Oh sì che mi ricordo ma è come se niente si fosse davvero inciso sul nastro indelebile della memoria, appaiono le immagini, tutte le cose belle vissute insieme ma è come se fossero dispettose, svaniscono subito per far posto al vuoto e al dolore. Ma che ti credi? Un figlio perso è perso e basta! Un figlio perso è come un uragano che sradica le piante dalle profondità incommensurabili delle loro radici, le solleva come fuscelli, le scaraventa lontano, in un territorio che non è il loro e che non riconoscono.Che fare? Viviamo spaesati, come se fossimo in una terra straniera.A volte non capiamo ciò che ci dicono gli altri, come se ciò che ci dicono non è scritto sul nostro vocabolario, specie quando si avvicinano con tutte le buone intenzioni e ci dicono: passerà, vedrai che passerà, ci vuole solo un pò di tempo e tanta buona volontà . Ma che dicono? Come facciamo a rispondere che non passerà mai?Che la volontà non è qualcosa che si acquista al mercato e che il cuore ha un vocabolario tutto suo? E il loro dov’è? Ce l’hanno, sì che ce l’hanno ma hanno dimenticato dove l’hanno messo, nelle pieghe più nascoste dell’anima per non essere tentati di sfogliarlo. Farebbe troppo male e poi si potrebbero chiedere: e se succedesse a me? No, no lasciamolo lì, non complichiamoci la vita.E così il nostro giorno senza giorno si sente solo, smarrito, vorrebbe dire tante cose ma non può, perchè a chi possiamo raccontare che la notte è il nostro giorno,quando tutti dormono, quando i rumori, le voci ovattate che giungono da strade lontanee non evocano ricordi.E’ nella notte che ci tuffiamo, abbagliati e guidati dalla luce della luna che ci illumina la strada come il vostro sole di giorno, è su quelle strade che ritroviamo la gioia di vivere, quella di quando il giorno era giorno anche per noi, perchè lì incontriamo chi cerchiamo disperatamente, chi abbiamo perso per sempre, e invece ci sta aspettando, ci parla, gli parliamo e ci capiamo,perchè parliamo la stessa lingua.Poi, all’alba,il nostro giorno, ridiventa senza giorno, ma facciamo in modo che nessuno se ne accorga: abbiamo imparato a muoverci al buio, come i ciechi, e diamo ai nostri figli l’impressione che tutto va bene, ci vestiamo colorati e alla moda, se non ci ricordiamo dove trovare quel particolare profumo in cucina, quello che quando il giorno era giorno, faceva la sua felicità, beh annaspiamo un pò, ma non ce ne facciamo accorgere,ci riusciamo bene, i nostri figli devono essere felici, noi ce la mettiamo tutta, peccato che qualche volta ci guardano un pò smarriti, forse anche a loro succede qualche volta di provare che sapore ha un giorno senza giorno, ma noi siamo brave, provvediamo a rimettere tutto a posto, tutto deve funzionare bene, loro devono avere il loro giorno, di giorno col sole, anche se noi non possiamo vederlo.
Con affetto Luciana Orsatti della “Stanza del Figlio”

2 Risposte to “Che giorno è oggi?”

  1. AMBRA scrive:

    Ciao carissima Luciana, dopo tanto tempo, sono tornata a leggere le tue stupende parole, parole che riempiono i cuori di sollievo, perche’ liberano tutto il silenzio che racchiude i lunghi giorni senza giorni, i lunghi anni senza anni che delimitano il prima ed il dopo.
    continuo a vivere questa NON vita, e dentro al cuore c’e’ un deserto arido e silenzioso, da questo cuore non esce più nulla, solo silenzio, ricordi che fanno troppo male, dolore, tristezza, malinconia e poi, d’improvviso leggo le tue nuove parole e tutto il mio silenzio, ha una voce, la tua, che estrae dal più profondo dell’anima quello che la nostra mente non ha più il coraggio di coordinare e tradurre in parole.
    Cara Luciana, fra due mesi, saranno sette anni, di giorni senza giorni, di notti senza sonno, di preghiere silenziose, di colloqui senza interlocutore, di suoni e profumi e lampi di sguardi che sono scolpiti nel fondo della mia anima.
    continuo a fare confronti con le coetanee della mia adorata Paola, se fosse ancora qui, se ancora mi fosse vicina, se avesse dei figli, se, se, se, e poi, piango , ma spesso il mio pianto e’ silenzioso, senza lacrime, ma nel cuore c’e’ un solo grido, un urlo infinito di disperazione, senza più speranze, nè futuro …
    ogni giorno succede che anche ad altri genitori, muoiano i figli, e allora ritorno a piombare nell’angoscia come se si ripetesse ancora e ancora e ancora, per me, l’incubo di quei giorni e prego Dio che li aiuti , che stia vicino a loro per dargli un pochino di forza per non morire subito di crepacuore…
    Domenica sono andata al cimitero, dopo un mese che non ci andavo più, ho portato dei fiori bellissimi e lei mi sorrideva da quella bella foto sulla lapide, quel sorriso così bello, ironico e sbarazzino, quegli occhi così ammiccanti come quando mi diceva, ciao bella mamma mia rossa! e mi abbracciava e sentivo il suo odore, il suo calore la sua pelle fremente di agitazione di gioventù e di amore per me.
    ogni abbraccio mi dava una gioia incontenibile, tanto più che entrambe eravamo passate in mezzo a tanti dispiaceri, rinunce, incomprensioni , ma l’amore che ci univa andava al di là di ogni brutta cosa, c’era solo amore.
    e anche ora, mentre ti scrivo, qui, sulla mia scrivania, c’e’ il suo ritratto, bella, sorridente, di quando era ancora tanto giovane e sana, ed i suoi occhi ed il suo sorriso, sembrano dirmi, ma cosa stai facendo, cosa scrivi, vai a casa che è già sera, è tardi , vai a casa , anche là ci sono le mie foto, appena entri salutami, come fai sempre, ti sto aspettando…..
    Cara Luciana,
    questo tormento non si affievolisce mai, e’ sempre così latente, sempre così bruciante!
    comunque voglio dirti che per me e’ una grandissima consolazione, scriverti ed esprimere tutto quello che mi sento, soprattutto a quest’ora di sera, quando so che la mia serata non si concluderà con la solita telefonata: Ciao Mammina, che fai? buona notte! ci vediamo domani mattina!!
    ed io che pensavo che domani mattina l’avrei rivista e magari le portavo un dolcetto, un fiore, mentre passavo davanti alla porta della sua autoscuola e la vedevo e anche se c’erano 10 gradi sotto zero, per me c’era sempre il sole caldo dei suoi occhi e del suo viso .
    sette anni, ed io che di anni ne ho 72, mi sembra che non la vedo da un’eternità oppure da pochi attimi ed a volte mi smarrisco e non so dove vorrei andare, ma dove vado senza di lei? dove?

    grazie Luciana,
    grazie di avermi prestato attenzione per questa lunga lettera, grazie per il bene che elargisci ai cuori sofferenti!
    che Dio ti benedica

    ambra

  2. Cara Ambra, mia dolcissima e carissima amica.Mi fai commuovere ogni volta che ti leggo e nello stesso tempo mi fai felice quando dici che riesco a estrarre ciò che invece giace nel fondo del tuo cuore perché non trovi modo di tiralo fuori.Vorrei fare tanto di più, credimi ma ho i miei limiti e li devo accettare. Ormai ho imparato a memoria la strada che percorrevi per passare davanti alla scuola guida di tua figlia, mi sembra di leggere anche l’insegna, tanto mi è familiare per le tante volte che mi hai preso per mano e mi ci hai portato.Sono passati degli anni ma l’insegna è sempre vivida come la tua ferita che ti porti dentro. Sei coraggiosa Ambra, tua figlia ne è orgogliosa, e bellissimo è il dialogo che riesci a tenere con lei anche quando dolcemente ti sgrida per non essere ancora tornata a casa.Continua a scrivermi, perché ti voglio un mondo di bene! Luciana

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