Cari nonni…..

“…..chi l’avrebbe mai immaginato che avremmo dovuto soffrire ancora e ancora dopo quello che ci è accaduto.Perdere un figlio è qualcosa che ti azzera l’esistenza, non sai più chi sei e perchè respiri ancora. I fotogrammi di una vita passata per onorare la crescita dei figli ti sfilano davanti alla mente veloci e colorati. Quelle alzate all’alba per andare a lavorare lontano da dove si vive, ma che fa?, alla fine stiamo costruendo un fututro per loro. E quando il cuore improvvisamente ti si fermava per quel mal di gola fastidioso che non gli voleva andare via, e se fosse qualche altra cosa? No no per fortuna no, il cuore ricomincia a battere. Sfilano gli anni a nostra insaputa tra una festa di compleanno, un brutto periodo di difficoltà economica, tanto a loro non glielo facciamo sapere, tutto deve sembrare come prima, e il giorno della laurea? Che felicità! Eh abbiamo faticato sì , ma che soddisfazione, se ci penso mi vengono i brividi, nella mia famiglia nessuno prima di lui si era laureato! Poi….il giorno del matrimonio, che dire, noi non ci credevamo che ci potesse accadere una cosa così bella e invece all’angolo ci aspettava qualcosa di ancora più bello, l’arrivo di un nipotino! Poi improvvisamente il cielo si oscura e si fa buio intorno a noi. Non più fotogrammi colorati, ma in bianco e nero e mai in fila come se ogni volta il filmino si spezzasse. Era invece il nostro cuore che si spezzava e noi a fatica cercavamo di farlo funzionare di nuovo, non possiamo morire, anche se una parte di noi è partita con lui, noi dobbiamo restare, per lui che deve crescere anche nutrito dal nostro amore e noi gli dobbiamo raccontare tante cose del suo papà.
E invece spesso le cose non vanno così’, per un oscuro intrigo di ragioni. Dolore profondo da parte del genitore che ha perso il compagno, rabbia per quel destino che si è voluto accanire spezzando le ali ad un sogno che invece doveva decollare alto, solitudine, perfino invidia verso noi genitori che nonostante l’età viviamo ancora e lui, invece, non c’è più.Non ne sappiamo di più, l’animo umano è una tela complessa, con tanti nodi e tanti snodi e noi “poor people” non riusciamo a raccapezzarci. Certo è che quella scheggia di diamante, ciò che mio figlio ha lasciato a testimoniare la sua esistenza e come invito a farlo crescere come lui è cresciuto, spesso ci viene strappato dalle mani.Noi pensavamo di poter contribuire alla sua crescita e invece siamo tenuti lontani. Oddio che dolore! Chi se lo sarebbe mai aspettato.Eppure noi, nonni eroici, ci adattiamo a tutto. Visite programmate per prendere un pò in braccio il nipotino? Va bene, ci stiamo, basta che sentiamo il suo respito che sa di dolce come quello del papà. Incontri in un luogo anonimo come un parcheggio di un supermercato? All’aperto? Al freddo? Va bene, ci andiamo, certo ci piacerebbe rientrare nella sua casa ma non fa niente. E così la rabbia aumenta, ma si tiene ben celata. A volte spunta la lettera di qualche legale che richiama alle regole da rispetttare e allora magari il nipotino può anche andare a far visita ai nonni, mai lasciato da solo però e con l’invito a togliere le foto del papà di cui i genitori avevano tappezzato le pareti. Ok le togliamo, pur di averlo nella casa dove il suo papà è cresciuto. Ma le cose a volte vanno ben oltre e può succedere che si debba ricorrere al giudice che non può far altro che dire” Signori miei, andate da qualcuno che magari in una decina di sedute vi aiuti ad elaborare il lutto e poi potrete vedere nei giorni stabiliti il vostro nipotino. Capite bene che stare vicino a due nonni straziati non può far bene al bimbo!” Una decina di sedute!!!! Ma che dice? Lui,il giudice, non può sapere e gli auguriamo che non sappia mai, e allora si affida alla legge che dice così. Ma che ne sa la legge del dolore di un cuore? Dieci sedute o dieci secoli, sono la stessa cosa, non risolvono niente. L’unico balsamo che potrebbe aiutare noi nonni è semplice e gratuito:darci la possibilità di poter riavere tra le mani quella scheggia di diamante che nostro figlio ci ha lasciato, certo non sempre, non tutti i giorni se la cosa disturba . E invece …eccoci all’uscita di scuola, nascosti e mimetizzati tra la folla festante di genitori e nonni, mentre noi ci facciamo piccoli piccoli per non essere riconosciuti nemmeno dal nostro nipotino, sangue del nostro sangue, che potrebbe raccontare a casa di averci visto.Eppure torniamo a casa contenti, quel ciuffetto sbarazzino non ti sembra che sia uguale a quello di nostro figlio? E poi quell’andatura così spavalda…proprio come lui.Una cartellina di fogli, forse gli elaborati della mattina trattenuta con il braccio sinistro, non è che anche lui è mancino?Ecco, ci troviamo a contare una ad una quelle piccole schegge di diamante racchiuse gelosamente nel palmo delle nostre mani. Va bene, per oggi abbiamo fatto il pieno, domani chissa!..”
Un abbraccio forte a tutti i nonni che si trovano a vivere queste difficoltà. Luciana Orsatti

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