19 Marzo 2015 – Lettera ai “Papà”

Cari Papà, non è una svista nè un errore quella maiuscola che appare sul vostro nome, perchè esistono papà e papà e voi invece siete i “Papà”…..quelli che anche stamattina di buonora e all’insaputa di tutti, anche delle vostre compagne, siete andati al cimitero prima del lavoro e in quel luogo silenzioso e non ancora contaminato da voci, richiami, profumi di fiori, rumori di secchi colmi di acqua vi siete messi lì, davanti a lui immobili, quasi per essere vicini e partecipare alla sua immobilità, muti per non rompere con il suono della voce quell’incantesimo che si è creato tra voi e lui, quel fiume di parole silenzioso che passa e inonda la sua dimora. Pur restando in silenzio avete detto e detto tante cose, gli avete raccontato del vostro dolore e dello strazio di vivere una vita senza di lui, di quanto vi manchi, della sofferenza di non poter condividere il vostro dolore con nessuno perchè gli altri…che ne sanno? Non possono sapere o meglio non vogliono sapere perchè sarebbe troppo complicato avvicinarsi ad un dolore del genere e allora ti dicono quelle frasi banali che ti fanno tanto male. E’ vero, voi continuate a dire, come a rispondere ad una sua domanda, c’è la mamma con la quale potrei condividere le ferite della mia anima ma lei….non la vedi quando viene a portarti i fiori come sta? Se la mia anima è ferita la sua è a brandelli e io devo proteggerla, devo fare il forte, devo farle vedere che la vita va ripresa in mano e portata avanti con dignità, anche per i tuoi fratelli che ti cercano dappertutto ma anche loro si nascondono quando piangono la tua mancanza per non farci soffrire.Il tempo trascorre silenzioso ma voi stamattina siete un fiume in piena perchè da qualche parte avete sentito che oggi è la vostra festa ma…un senso di disgusto vi assale, quale festa potrà mai esserci per noi se non c’è lui? Vi fate coraggio e appoggiate la vostra mano su quella pietra, è fredda, vi dà un senso di vertigine ma la tenete incollata lì con la speranza di poterlo riscaldare un pò con il vostro calore poi….vi allontanate e raggiungete i cancelli, ancora deserti. Quella sigaretta sotto quel cipresso particolare, il più alto di tutti, quello cioè più vicino al cielo, è ormai diventato un rito, e quella cicca una testimonianza del vostro passaggio e il simbolo di una vita bruciata troppo in fretta. A pranzo le zeppole, ah quelle zeppole che vi fanno soffrire tanto! Vorreste che non ci fossero ma qualcuno le ha comprate per dirvi qualcosa che a parole è difficile esprimere. Le accettate perchè siete troppo “forti” e mentre ne mangiate una chissà perchè venite cattturati da quell’amarena rosso acceso che troneggia in cima ad un cumulo di crema. Amare-na, vi sorprendete a riflettere su questa parola e vi viene spontaneo pensare all’amaro, all’amarezza che la fa da padrone nella vostra vita da quando lui non c’è. Ma cari Papà “amare-na” è una parola che contiene un verbo che nella vita non ha eguali per importanza, il verbo amare e voi siete stati capaci di adoperarlo con generosìtà quando lui c’era regalandogli tutto il vostro amore e allo stesso modo siete capaci di adoperarlo ora che siete rimasti orfani di vostro figlio ma che continuate ad amarlo oltre ogni limite allo stesso modo con cui siete capaci di amare la famiglia che oggi si sforza di farvi festa proprio perchè sa amare, come voi.
Vi abbraccio tutti con affetto, Luciana Orsatti.

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