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INSIEME PER RICOSTRUIRE LA VITA
La perdita di un figlio è la sfida esistenziale più difficile, quella per la quale non abbiamo un riferimento precedente nella nostra storia personale che ci aiuti a superarla da soli. In questi frangenti spesso i genitori ricorrono a tranquillanti per ridurre l’ansia, a sonniferi per riuscire a dormire, ad antidepressivi per affrontare i momenti più bui o all’aiuto di uno psicologo, uno psichiatra o un sacerdote che però riescono solo momentaneamente a placare l’angoscia.
E’ emerso anche che i servizi sociali non sono in grado di rispondere e soddisfare la varietà complessiva dei bisogni umani legati ad esperienze luttuose. Per questo la nascita di gruppi di mutuo aiuto per persone in lutto è diventata una risorsa sociale importante per affrontare insieme ad altri il cammino della guarigione, rompendo le barriere della paura e della vergogna. Essi sono spesso definiti gruppi di auto aiuto per sottolineare il principio dell’aiutarsi non delegando ad altri il compito di farli star bene, ma noi riteniamo più appropriato definirli di mutuo aiuto in quanto il gruppo offre il contesto non solo per aiutare se stessi ma anche per aiutarsi reciprocamente.
In questo senso l’Associazione, dopo una prima fase di ascolto individuale in cui nasce la rassicurazione del sentirsi accettati, promuove la formazione di piccoli gruppi di genitori che con cadenza settimanale e per la durata di circa 1 ora e mezza si riuniscono in un luogo accogliente e discreto dove, in tutta libertà ciascuno impara ad aprirsi ed esprimersi. Il gruppo è importante perché il superamento del dolore richiede un caloroso cerchio di affetto che avvolge chi soffre e allontana il gelo della morte. Il genitore viene invitato, se si sente di farlo in quel momento, a condividere la sua esperienza con il gruppo: l’obiettivo è quello di consentirgli di verbalizzare tutte le sue paure, tutta la sua rabbia e il senso di colpa, sentimenti questi che gli provocano dolore.
Il gruppo in questo stadio mostra sostegno e un’accettazione incondizionata, esercitando un’azione di contenimento e soprattutto offrendo un ascolto attento e partecipativo. L’intento è di far rivivere, esplorare ed esaminare la realtà dolorosa affinché il genitore realizzi di fronte al gruppo la situazione nella quale si trova e prenda coscienza che non è più solo a sostenere se stesso e che non è solo a soffrire. Al genitore viene data l’opportunità di vedere se stesso riflesso negli altri genitori, che si comportano come degli specchi che lo aiutano a muoversi verso l’accettazione comprensiva e a superare dei sentimenti negativi, sostituendoli con altri più positivi e costruttivi.
Il gruppo diventa il luogo in cui i partecipanti possono dar voce al proprio dolore, alle proprie paure e speranze, raccontando ognuno la propria storia. La possibilità di esprimere i propri sentimenti e la consapevolezza di sentirsi compresi costituiscono la base su cui costruire la fiducia. La presenza di altre persone che condividono la propria sofferenza instaura legami di solidarietà, dischiude spazi di speranza, migliora le abilità comunicative e interpersonali, favorisce un clima di positività e di reciproco sostegno che aiuta a reimmettersi nella vita e nella progettualità.
Naturalmente non mancheranno le occasioni in cui possano essere invitati degli esperti per illustrare un tema particolare e nello stesso tempo verranno promosse iniziative che favoriscano momenti sociali e ricreativi.
Ma il gruppo non è un rifugio permanente; è piuttosto un’ancora a cui ci si può aggrappare nei momenti di smarrimento. Non deve diventare l’unico luogo al mondo dove ci si sente sicuri. Lo scopo del gruppo è quello di aiutare i genitori a guarire le proprie ferite per abilitarli a riprendere il viaggio. L’obiettivo è far sì che il rapporto con gli altri promuova la fiducia personale, stimoli ad assumere delle iniziative ed aiuti a reimmergersi con realismo e coraggio nel mare della vita.

 

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